Collocare Panormitis lungo la Linea Sacra accanto a Mont Saint-Michel, alla Sacra di San Michele in Val di Susa o a Monte Sant’Angelo sul Gargano aiuta a comprendere quanto l’identità di ogni tappa rifletta la teologia e la sensibilità della tradizione che la custodisce.

L’icona al posto della statua. Nei grandi santuari cattolici micaelici, Michele è evocato attraverso la scultura — la celebre statua dorata sulla guglia di Mont Saint-Michel, i rilievi romanici della Sacra di San Michele, le rappresentazioni plastiche del Gargano. A Panormitis, il cuore del santuario è un’icona: immagine bidimensionale, rivestita d’argento, che nella teologia ortodossa non è rappresentazione ma finestra, una presenza reale dell’archetipo celeste nel piano materiale. La distinzione non è estetica ma ontologica: l’icona è teologia fatta colore.

L’iconostasi come frontiera del mistero. Ogni santuario ortodosso conosce la presenza dell’iconostasi, la parete di icone che separa la navata dal presbiterio, il mondo dei fedeli dal Santo dei Santi. È una teologia spaziale che i santuari cattolici non conoscono: nelle chiese latine lo sguardo del fedele raggiunge l’altare, partecipa visivamente al sacrificio. Nell’ortodossia, il mistero liturgico si compie dietro il velo; il fedele non vede, ma attende e riceve. A Panormitis questa dialettica tra visibile e invisibile è la struttura portante dell’esperienza sacra.

La pietà corporea e comunitaria. Nell’ortodossia, è uso baciare l’icona; nel momento del bacio, silenziosamente, il fedele fa la propria richiesta di aiuto, ma deve promettere qualcosa in cambio. Questo è un tratto significativo: la relazione con il santo non è anonima né mediata da strutture istituzionali, ma è personale, contrattuale nel senso biblico del termine, un patto tra l’uomo e il celeste. La scopa con cui si spazza lo spazio davanti all’icona, di cui avevo parlato nel precedente racconto, è anch’essa un linguaggio del corpo che la pietà cattolica conosce raramente.

Il monastero come organismo vivente. I grandi santuari cattolici della Linea Sacra sono oggi prevalentemente luoghi turistici e culturali, con una vita monastica ridotta o assente. Panormitis è ancora, almeno formalmente, un monastero maschile attivo, in cui la mattina viene celebrata la liturgia. Il ritmo delle ore liturgiche, il suono delle campane, il profumo dell’incenso nel mattino ancora fresco, non è memoria del passato: è il presente del luogo.

La topografia del sacro: discesa vs. ascesa. I grandi santuari micaelici cattolici tendono all’ascesa: Mont Saint-Michel sulla sua roccia isolata, la Sacra di San Michele aggrappata alla vetta del Pirchiriano, Monte Sant’Angelo sulla sommità del Gargano. Panormitis è invece collocato in una baia riparata, al livello del mare, abbracciato dall’acqua su tre lati. Michele qui non chiama verso l’alto della vetta ma verso il profondo del mare: è l’Angelo che veglia sull’abisso, sul navigante, sulla vita che dipende dal vento e dall’onda.

Questo elenco di cose sintetizza, con tutti i limiti del caso, quanto sia differente la tradizione orientale da quella cattolico romana. Due approcci al sacro diversi, poco raggiungibili ed analizzarli è un viaggio non dentro le immagini sacre, ma nei significati che, l’atto liturgico contempla.

Avatar Rino Sciaraffa

Published by

4 risposte a “Panormitis, un viaggio nella spiritualità orientale”

  1. Avatar mdangelo3cfa02fd6f
    mdangelo3cfa02fd6f

    Grazie Rino, anche per il recupero di una tradizione millenaria come l’Ortodossia, in quei luoghi il sacro è ancora uno spazio che si presenta come tale. In occidente non esiste un perimetro, sacro e profano insistono sullo stesso territorio, condividono lo stesso indirizzo. Quando cerchi di entrare ti ritrovi in un teatro che ti permette di stare sia nella platea che sul palcoscenico, è quasi un non luogo, ma è uno dei tanti posti dove è possibile recitare a soggetto.

  2. Avatar mdangelo3cfa02fd6f
    mdangelo3cfa02fd6f

    Grazie Rino, anche per il recupero di una tradizione millenaria come l’Ortodossia, in quei luoghi il sacro è ancora uno spazio che si presenta come tale. In occidente non esiste un perimetro, sacro e profano insistono sullo stesso territorio, condividono lo stesso indirizzo. Quando cerchi di entrare ti ritrovi in un teatro che ti permette di stare sia nella platea che sul palcoscenico, è quasi un non luogo, ma è uno dei tanti posti dove è possibile recitare a soggetto.

  3. Avatar mdangelo3cfa02fd6f
    mdangelo3cfa02fd6f

    Grazie Rino, anche per il recupero di una tradizione millenaria come l’Ortodossia, in quei luoghi il sacro è ancora uno spazio che si presenta come tale. In occidente non esiste un perimetro, sacro e profano insistono sullo stesso territorio, condividono lo stesso indirizzo. Quando cerchi di entrare ti ritrovi in un teatro che ti permette di stare sia nella platea che sul palcoscenico, è quasi un non luogo, ma è uno dei tanti posti dove è possibile recitare a soggetto.

  4. Avatar Anomys
    Anomys

    L”Occidente si arrampica sui monti per toccare il cielo; l’Oriente scava a livello del mare per custodire gli abissi…Due approcci distinti: chi cerca un segno “stereofonico” nell’elevazione e distacco ultraterreno e chi trova risposta nel silenzio di profondità circostanti. Perchè il supremo parte dal basso per estendersi all’ infinito. Grazie Rino, qui dal mio “livello zero” è tutto😏

Lascia un commento

© Rino Sciaraffa