Siamo ancora alla Sacra di San Michele e oggi vi accompagno all’interno della chiesa, poco oltre la soglia d’ingresso, vicino alla colonna che sostiene la volta romanica. Qui, quasi nascosta alla vista, si trova una piccola mattonella.
Non è semplice scorgerla al primo sguardo: il pavimento è composto di grandi lastre scure, levigate da secoli di pellegrinaggio e quella piastrella si distingue appena per la sua tonalità leggermente più chiara, come una piccola dissonanza nella grammatica della pietra.
Eppure, è proprio questo frammento quasi invisibile ad attirare l’attenzione di visitatori e appassionati di esoterismo, convinti che segni un punto energetico della Sacra e dell’intera Via Micaelica. Le leggende che vi ruotano attorno sono innumerevoli. Ma al di là di esse, c’è qualcosa che la storiografia ci invita a considerare: per capire come una singola mattonella possa diventare oggetto di speculazione simbolica, bisogna abbandonare la logica moderna e immergersi nella mentalità medievale.
In quell’orizzonte culturale, nessun luogo era neutro. Ogni punto dello spazio era attraversato da forze, influenze, presenze invisibili. E l’architettura sacra medievale non nasceva per decorare, ma per captare quelle forze, convogliarle, amplificarle.
La piastrella più chiara è, anzitutto, un segno. Nel vocabolario simbolico medievale, la luce, nella pietra come nella vetrata, nel cielo come nell’anima, è il tramite privilegiato tra il divino e il creato. Una pietra più luminosa, dunque, non è un accidente costruttivo: è una soglia.
C’è poi la sua posizione: sul lato sinistro dell’ingresso, vicino a una colonna, davanti a una nicchia. Nell’architettura sacra medievale, nel lato sinistro, non si cela il volto malefico della tradizione popolare più tarda, ma piuttosto quello del mistero, del femminino cosmico, delle profondità, in opposizione alla destra, solare e razionale. La colonna è l’asse del mondo, l’axis mundi, il perno tra cielo e terra. La nicchia rappresenta la cavità materna, il grembo di pietra da cui emerge l’immagine del sacro. La piastrella si trova esattamente nel punto di intersezione di tutti questi vettori simbolici.
Va aggiunto un dettaglio che cambia tutto: la piastrella non è quadrangolare. È un triangolo. Nella geometria sacra medievale, ereditata dalla tradizione pitagorica e poi rielaborata in chiave cristiana, il triangolo è la figura della Trinità, della stabilità perfetta, una base solida e un vertice che si protende verso l’alto. Non è quindi un ornamento, né un errore di cantiere: è un’intenzionalità nascosta, invisibile a uno sguardo distratto ma leggibile da chi si avvicina con attenzione.
Una precisazione si impone sul termine “energia”. Il Medioevo non conosce questa parola nel suo senso fisico moderno, eppure ragiona di energie con un rigore e una profondità che il Novecento fatica a eguagliare. Il cosmo intero è, in quella visione, un’orchestra di forze in movimento verso il loro Principio. Dio è actus purus, atto puro, energia senza residuo di potenzialità. Ogni cosa creata è un suo atto di potenza, ancora in attesa di compimento. Dio crea con potenza e con potenza, nel futuro escatologico, porterà a compimento.
Questa piastrella non compare sempre nelle guide turistiche, eppure circola di bocca in bocca tra i visitatori del luogo, spesso con significati trasformati e reinterpretati. Il che dice qualcosa di vero: ogni epoca cerca i propri perché, indipendentemente da chi li ha formulati per la prima volta.
Ho voluto soffermarmi su questo piccolo dettaglio per aprire una riflessione più ampia. Chi visita un luogo può portarne via ragioni diverse, letture diverse. Il nostro mondo, soprattutto quello religioso e simbolico, è fatto di sfumature, e spesso le risposte più interessanti si nascondono proprio dove lo sguardo tende a scivolare via.


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