Tra le opere scultoree del Medioevo italiano, il Portale dello Zodiaco della Sacra di San Michele occupa un posto di assoluta singolarità. Scolpito nei primi decenni del XII secolo e collocato all’ingresso della chiesa abbaziale, esso raccoglie in un unico campo plastico le dodici costellazioni dello zodiaco, i segni del calendario rurale, figure umane, animali fantastici e scene bibliche, componendo un programma iconografico di straordinaria densità speculativa. Non si tratta di una semplice decorazione: è un trattato teologico e cosmologico scritto in pietra, nel quale il tempo celeste e il tempo umano si incontrano alle porte del santuario.
Analizziamo il Portale dello Zodiaco in tre dimensioni complementari: la sua genesi storica e il suo contesto artistico-culturale; la sua teologia implicita, che rivela una visione medievale del cosmo come creazione ordinata e leggibile; e la sua filosofia, che interroga il rapporto tra il ritmo degli astri, la libertà umana e il senso dell’esistenza nel tempo.
Il portale dello zodiaco si colloca cronologicamente nell’arco compreso tra il 1120 e il 1135 circa, sulla base di confronti stilistici con altre opere lombardo-provenzali dello stesso periodo. Il portale si apre sul lato meridionale del complesso, al culmine della Scala dei Morti, della quale vi ho parlato nel mio precedente racconto, ovvero quella scalinata di novantadue gradini scavata nella roccia che costituisce il percorso iniziatico di accesso all’abbazia. Chi aveva attraversato la scala tra i resti dei defunti giungeva al portale dello zodiaco come a una seconda soglia, questa volta rivolta verso il cielo piuttosto che verso la terra. La sequenza architettonica — morte, cosmo, sacro — non era casuale: era il programma spirituale dell’intero edificio. Vi lascio delle note critiche lette in una guida della Sacra che lo assegna alla bottega del cosiddetto Maestro Nicolo, un artista di formazione emiliana attivo nella prima meta del XII secolo, cui si attribuiscono anche il portale del Duomo di Ferrara e quello della Basilica di San Zeno a Verona. Lo stile di Nicolo si caratterizza per una plasticita vigorosa, una spiccata attenzione alla resa del movimento, e soprattutto per la predilezione verso programmi iconografici enciclopedici che fondono tradizione biblica, sapere astronomico e folklore rurale.
Se l’attribuzione è corretta, il portale della Sacra si inserisce in una stagione straordinaria della scultura padano-alpina, nella quale artisti di formazione europea che trasferivano nel Nord Italia un linguaggio formale di grande sofisticazione. Il contatto con il mondo provenzale e con la cultura dei chiostri cluniacensi, profondamente impregnata di sapere astronomico e di riflessione sul cosmo, potrebbe spiegare la presenza dello zodiaco come tema centrale del portale.
Il portale si struttura attorno a un archivolto semicircolare trilobato, nel quale le formelle scolpite si dispongono in sequenza radiale. Sul registro più esterno appaiono le dodici costellazioni dello zodiaco nell’ordine canonico: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario, Pesci. Sul registro interno sono raffigurati i lavori dei mesi — le scene di vita contadina e artigiana associate a ciascun segno zodiacale — secondo una tradizione iconografica diffusa nei calendari miniati carolingi e poi adottata dalla scultura romanica.
Le colonne che inquadrano il portale presentano figure di profeti e apostoli, mentre il timpano e decorato con una scena di Cristo in gloria tra i simboli degli evangelisti, i cosiddetti tetramorphi. Il tutto compone un programma in cui il tempo cosmico (lo zodiaco), il tempo umano (i lavori dei mesi) e il tempo escatologico (Cristo in gloria) si sovrappongono e si interpretano vicendevolmente. E un sistema di corrispondenze, non una semplice raccolta di immagini. Il Portale dello Zodiaco della Sacra non e un unicum assoluto nel panorama romanico europeo. Rappresentazioni zodiacali compaiono, tra i piu significativi esempi, nei portali di Saint-Gilles-du-Gard in Provenza, di Autun in Borgogna, di Chartres — dove il ciclo dei mesi e dello zodiaco occupa la strombatura del portale reale — e nella cattedrale di Vezelay. Tuttavia, la concentrazione e la coerenza programmatica del portale della Sacra, inserito in un percorso architettonico così articolato, non trovano equivalenti in Italia.
La diffusione del tema zodiacale nei portali romanici riflette una precisa congiuntura culturale: nei secoli XI e XII, le traduzioni arabe di Tolomeo e di altri astronomi greci affluivano in Europa attraverso la Spagna e la Sicilia, rinnovando profondamente il sapere astronomico occidentale. Le scuole cattedrali di Chartres, Laon e Reims elaboravano una teologia della natura in cui le leggi del cosmo fisico erano specchio della razionalità divina. Mettere lo zodiaco sull’archivolto di un portale sacro significava dichiarare, in modo visibile a chiunque entrasse, che il cielo stellato era parte integrante del messaggio cristiano. La presenza dello zodiaco su un portale ecclesiastico medievale potrebbe sembrare, a prima vista, una contaminazione pagana nel corpus dell’arte sacra cristiana. In realtà, essa si fonda su una precisa elaborazione teologica che risale agli autori patristici e trova la sua sistematizzazione nella teologia scolastica nascente. Il punto di partenza e biblico: il Libro della Genesi descrive la creazione del sole, della luna e delle stelle come atti deliberati di Dio, finalizzati a «separare il giorno dalla notte» e a «segnare le stagioni, i giorni e gli anni» (Gen 1, 14). Il cielo non é opera di demiurghi indifferenti o di forze anonime: e opera del Creatore, e come tale portatore di significato.
Agostino d’Ippona, nel De Genesi ad litteram, aveva insistito sulla razionalita della creazione: Dio ha ordinato il mondo secondo misura, numero e peso. Il cosmo non è caos, ma logos, ovvero parola ordinata, discorso intelligibile. Lo zodiaco, nella teologia medievale, non era quindi uno strumento di divinazione pagana (uso contro cui la Chiesa combatteva con vigore), ma una rappresentazione dell’ordine temporale che Dio aveva iscritto nel cielo per il bene degli uomini. Leggere i segni del tempo cosmico era leggere, indirettamente, la scrittura del Creatore.
La teologia medievale del tempo era profondamente diversa dalla concezione moderna di un flusso neutro e omogeneo. Il tempo cristiano e tempo redento: la storia non é un ciclo senza meta, come nelle concezioni cosmologiche pagane, ma una freccia orientata verso la parusia, il ritorno del Cristo glorioso. Il calendario liturgico medievale strutturava il tempo annuale attorno ai misteri della vita di Cristo — Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua, Pentecoste — imprimendo al ciclo stagionale un senso escatologico. In questo contesto, i dodici segni zodiacali scolpiti sull’archivolto non rappresentano un sistema di fato cosmico — come nell’astrologia ellenistica che la Chiesa combatteva — ma le tappe del tempo ordinato da Dio, nel quale l’uomo e chiamato a compiere la propria vocazione. Ciascun segno corrisponde a un mese, ciascun mese a un lavoro umano specifico: la vite in autunno, la semina in inverno, la raccolta in estate. Il ciclo agricolo dei mesi non e semplice folklore rurale: e la forma in cui la creazione risponde al Creatore, e l’uomo partecipa con il lavoro delle mani al mantenimento dell’ordine cosmico voluto da Dio.
Ecco un secondo esempio, a seguire rispetto al mio precedente racconto, come i linguaggi simbolici cambiano e si mutano e ciò che per noi rappresenta una commistura tra sacro e profano, poco meno di un millennio fa rappresentava una visione della spiritualità.


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