In questo nostro ideale viaggio non voglio solo ripercorrere dei punti geografici su una cartina geografica e né tantomeno raccontarvi questi particolari luoghi. Fugando ogni dubbio vorrei dire che di tutte queste sette tappe ne ho visto solo tre. Vorrei riproporveli in sequenza per chi si fosse perso il mio primo racconto: [1] Skellig Michael (Irlanda) – l’isola remota nell’Atlantico, St Michael’s Mount (Cornovaglia, Inghilterra), Mont Saint-Michel (Normandia, Francia), Sacra di San Michele (Val di Susa, Piemonte), San Michele alla Chiusa o altri santuari italiani, Monastero di San Michele (Monte Sant’Angelo, Puglia), Monastero di Symi (Grecia), ed in ultimo il Monte Carmelo in Terra Santa. Di tutti questi ho visitato solo quello in Francia ed i due in Italia.
Quanto scrivo vuole raccogliere alcuni elementi storiografici e religiosi come, nel precedente racconto, ho evidenziato la storia della Croce Alta (high Cross) ed il suo significato simbolico e sincretico fra epoca pre-cristiana e cristiana. Oggi siamo in Cornovaglia, pendice del sud-ovest dell’isola britannica. La sua costruzione è su un’isola tidale, ovvero un’isola che può essere raggiunta a piedi attraversando un lembo di terra quando esso emerge durante la bassa marea. Si, se vi viene in mente Mount Saint-Michel in Francia, avete ragione…sono, direi, strutture gemelle.
Il sito ufficiale del St Michael’s Mount parla di castello, attorniato da bellissimi giardini ed un vivace villaggio, abitato da soli 30 abitanti che si occupano di questo piccolo lembo di terra, sebbene in un passato relativamente recente, era costituito da 53 case, 3 scuole ed altrettanti edifici pubblici[2].
Nella narrazione di oggi vorrei addentrarmi su due dettagli particolari: il primo è legato al numero sette, come sono sette le tappe di questo viaggio e l’altro riguarda la storia del culto dell’Arcangelo Michele.
Il numero sette è probabilmente il numero simbolico più potente e diffuso nelle culture umane, carico di significati religiosi, cosmologici e mistici. Sette sono i giorni della settimana e della creazione, sette sono le virtù (fede, speranza, carità, prudenza, giustizia, forza interiore, temperanza), sette sono i vizi capitali (superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia), sette sono le chiese dell’Apocalisse, sette sono i sigilli e le trombe che squillano nel medesimo testo biblico. Il sette ha una valenza simbolica anche nell’Islam e nell’Induismo, ed era presente anche nelle tradizioni religiose sumeriche e babilonesi, in cui sette erano i corpi celesti visibili (Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere, Saturno), da cui derivano i sette giorni della settimana in quasi tutte le culture occidentali. Sette ha una valenza anche simbolica allorché il ciclo lunare, cosi importante in diverse culture, divide il calendario in sette giorni per quattro settimane. Inutile ricordare che proprio la cultura ebraica e islamica usano (religiosamente) il calendario lunare. Un’altra valenza simbolica è legata alla somma di 3 (come richiamo trinitario) e al 4 (come richiamo agli elementi – terra, acqua, aria e fuoco). Ecco che questo nome è archetipo che attraversa la storia umana e diviene simbolo numerico di una unione tra celeste e terreste.
Passo all’ultimo punto, per oggi, legato al culto dell’Arcangelo Michele, perché proprio lui? Sembra che sia iniziato durante il periodo longobardo, dove questo popolo, inizialmente cristiano di tradizione ariana, assimilò l’idea di questa figura che combatte e sconfigge Satana, perché incarnava perfettamente la loro idea di popolo guerriero e da li divenne il “protettore” divino di questo bellicoso popolo. Nel passaggio tra paganesimo e cristianesimo vinse l’idea che l’Arcangelo con la spada sguainata, ricordava il dio Odino, conosciuto come “dio ti tutto e possessore di tutta la saggezza, la magia e la poesia”. A noi sembra strano il collegamento tra guerra, saggezza, magia e poesia, ma questi elementi, nelle culture arcaiche, sono viste collegate reciprocamente: la poesia è evocazione magica, la magia come fonte di saggezza-sapere supremo e di conseguenza strumento di dominio che si manifestava nelle vittorie in guerra.
I Longobardi veneravano le proprie divinità in luoghi elevati o isole e questi sette luoghi sono proprio collocati in isole o luoghi elevati a significare che l’accesso al “divino” non può essere immediato, ma occorre ricerca, fatica ed il divino ha sempre uno spazio “fisico” che si distanzia dall’ordinarietà umana. In ultimo si può dire che il culto micaelico servì anche come elemento di legittimazione del potere longobardo e di integrazione con la popolazione romanizzata, fungendo da ponte tra la tradizione guerriera germanica e quella cristiana, specialmente dopo la loro conversione definitiva alla fine del VII secolo.
Ecco che oggi, attraverso un luogo specifico, spaziamo tra il nome dei giorni della settimana, dalla valenza simbolica del numero “sette” e dal percorso che modifica antiche tradizioni fondendole sincreticamente in qualcosa di nuovo.
Nel prossimo racconto parlerò del più famoso di queste sette tappe e saremo in Francia.
[1] https://rinosciaraffa.blog/2026/02/03/la-via-angelica/
[2] https://stmichaelsmount.co.uk/welcome-to-st-michaels-mount/it/

