Oggi vi racconto un luogo che, pur passandoci vicino, non ho potuto visitare. Uno dei luoghi più inaccessibili al mondo. Detta così si potrebbe pensare a qualche recondito angolo del Pianeta eppure è in Europa, più precisamente in Grecia, terra che amo e che mi piacerebbe rivisitare. Non potendovi accedere, vi dico che l’ho visitato con gli occhi di Netflix, sulla quale mi approccio ben poche volte essendo più che altro ad appannaggio dei miei figli. Con gli occhi della piattaforma digitale andiamo nella penisola calcidica che ospita il Monte Athos e più precisamente siamo nel monastero di Vatopedi. Non so se lo sapete, ma la Repubblica del Monte Athos è uno stato monastico a tutti gli effetti, su un territorio lungo cinquanta chilometri e largo al massimo venti, non più grande di un comune di provincia italiana e dotato di uno statuto giuridico unico al mondo, o forse no, se pensiamo allo Stato del Vaticano.
Qui vive una comunità di circa duemila monaci ortodossi, distribuiti in venti monasteri principali e decine di celle eremitiche sparse tra i boschi e lungo le coste rocciose. Un luogo dove il tempo si è fermato al Medioevo, un luogo dove le donne non possono mettere piede da più di mille anni, dove gli orologi segnano ancora l’ora bizantina, dove il calendario segue quello giuliano e il XXI secolo sembra un miraggio lontano. È un universo parallelo retto da leggi che risalgono all’Impero Bizantino, con un proprio governo, proprie leggi e i propri tribunali. È una sorta di repubblica monastica dove il potere temporale e spirituale coincidono, dove ogni decisione viene presa collegialmente dai rappresentanti dei venti monasteri principali.
La regola più famosa e misteriosa del Monte Athos è l’Abaton, il divieto assoluto per le donne di accedere alla penisola. Una legge che risale al 1045 e che non ha mai conosciuto eccezioni, nemmeno per Capi di Stato o “teste coronate”. La tradizione vuole che questo territorio sia dedicato esclusivamente alla Vergine Maria, la “Panagia”, appellativo attribuitole nella Chiesa ortodossa, che significa “Tutta Santa” o “Santissima”. Ragione per cui nessun’altra presenza femminile possa profanarne la sacralità nel Monte Athos.
Ma il divieto non riguarda solo le donne: anche gli animali di sesso femminile sono banditi dalla Montagna Sacra. Solo le gatte sono tollerate, per necessità pratiche contro i topi che minacciavano i manoscritti antichi. È un mondo dove la mascolinità non è affermazione di potere, ma rinuncia totale ad esso sotto l’egida di una “donna”.
Fondata nell’XI secolo, Vatopedi è oggi una cittadella fortificata che si affaccia sul mare come un palazzo imperiale. Le sue mura racchiudono tesori artistici inestimabili: icone ritenute miracolose, reliquie di santi, manoscritti che hanno attraversato i secoli. All’interno delle celle monastiche, la vita scorre secondo ritmi immutabili da secoli. I monaci si alzano alle tre del mattino per il primo servizio religioso della giornata, che si protrae per ore in un susseguirsi di canti, preghiere e prostrazioni. Il lavoro manuale alterna momenti di contemplazione: alcuni copiano ancora manoscritti antichi, altri coltivano orti, altri ancora producono vini e liquori che hanno fama di essere miracolosi.
Negli eremi dispersi sui pendii del monte, vivono gli ” anacoreti “, eremiti che hanno scelto la solitudine totale come via alla santità. Le loro celle sono grotte scavate nella roccia o capanne di legno arroccate su strapiombi vertiginosi. Qui il tempo non esiste più: alcuni non parlano da decenni, comunicando solo a gesti. Altri passano le giornate in preghiera continua, recitando l’esicasmo o anche detta “preghiera del cuore”, che dovrebbe portare all’unione mistica con il divino.
Il documentario ci mostra uno di questi eremiti, Padre Makarios, che vive da trent’anni in una cella grande pochi metri quadrati e che non possiede nulla se non una Bibbia logora e un crocifisso di legno, una austerità che mette in imbarazzo l’opulenza dei monasteri a valle. Il Monte Athos si definisce “la fabbrica di santi” e in effetti da questi luoghi sono uscite centinaia di figure venerate dalla Chiesa ortodossa. Ma la santità, qui, assume forme diverse da quelle canoniche. C’è la santità dell’erudito che conserva la sapienza antica e quella del mistico che cerca l’estasi divina, seppur il documentario racconti anche quella dei monaci -manager monastici che gestiscono fortune economiche più che misteri spirituali. I membri di questa realtà monastica sono giovani russi in fuga dall’ateismo post-sovietico, serbi segnati dalle guerre balcaniche, greci delusi dal materialismo contemporaneo e molti hanno storie drammatiche alle spalle: ex tossicodipendenti, ex delinquenti, ex uomini d’affari rovinati. Il Monte Athos è il loro ultimo rifugio, la possibilità di una rinascita radicale. La rigidità delle regole monastiche non si adatta a tutti. Il documentario non nasconde i fallimenti: monaci che impazziscono nella solitudine, altri che fuggono di notte scavalcando le mura, alcuni che si suicidano incapaci di sopportare il peso dell’eternità. Luci e ombre di una ricerca di Dio, qui, possono trasformarsi in un viaggio infernale.
Oggi il Monte Athos vive una crisi di identità che riflette quella del cristianesimo ortodosso nel mondo moderno. Da una parte, c’è la pressione per modernizzarsi, per aprirsi al dialogo ecumenico, per rendere meno rigide regole che sembrano anacronistiche. Dall’altra, c’è la tentazione del fondamentalismo, del ritorno a una purezza originaria che rifiuta ogni compromesso con la contemporaneità. I monaci più giovani guardano a internet come a uno strumento di evangelizzazione, creano siti web e profili social per diffondere la spiritualità ortodossa. Ma i vecchi egumeni vedono in tutto questo una contaminazione diabolica, una perdita di quella purezza che ha fatto del Monte Athos un luogo unico al mondo per mille anni.
Come tutte le utopie realizzate, è insieme affascinante e terrificante, sublime e grottesco. Ma è innegabilmente autentico: l’ultimo posto dove gli uomini osano ancora scommettere tutto sull’eternità.

Avatar Rino Sciaraffa

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6 risposte a “La terra degli uomini di Dio”

  1. Avatar Giuseppe Longo
    Giuseppe Longo

    Ciao Rino. Bellissimo racconto. Cose che non sapevo. Complimenti!
    Un abbraccio.

    G. Longo

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Giuseppe del tuo commento e sono contento ti sia piaciuto. Un caro saluto.

      Rino

    2. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie del tuo apprezzatissimo commento. Grazie anche per averlo letto.

      Un caro saluto.

  2. Avatar Monica
    Monica

    Veramente interessante. La tua descrizione accompagna magistralmente in questo viaggio di scoperta.

    Grazie Rino

  3. Avatar Luca
    Luca

    Sempre bello leggerti.

    Luca

  4. Avatar Aldo Palladino
    Aldo Palladino

    Sapevo di questo Monte Atos ma non della sua vita interna. Grazie, Rino, per questo sguardo su questa utopia (direi anche spiritualità) che hai ben definita “affascinante e terrificante, sublime e grottesca”. 

© Rino Sciaraffa