Care amiche ed amici, rieccoci al termine delle vacanze. Spero che per tutti voi sia stato un tempo di riflessione e di riposo.  In questo tempo di pausa, necessaria per riflettere e raccogliere nuove energie, è giunto il momento di riprendere il nostro dialogo. Il blog riapre le sue pagine virtuali volendo mantenere la stessa curiosità e lo stesso spirito di ricerca che vogliono caratterizzarlo e che sono la vera guida del tutto, ma con una prospettiva arricchita dalle riflessioni maturate in questi mesi di silenzio. Ricorderanno i più affezionati lettori che aprii proprio questo blog con un racconto sul silenzio. Ve lo ripropongo per chi se lo fosse perso o per chi volesse rileggerlo, mettendo il link al fondo.

Inizio col dirvi che ripartiamo esattamente da dove ci eravamo fermati: quella dimensione affascinante dove spiritualità e tempo si incontrano, si intrecciano e spesso si trascendono reciprocamente. Nella scorsa stagione avevamo iniziato a esplorare come il cristianesimo concepisca il tempo, distinguendo tra il Chronos greco – il tempo che scorre meccanicamente, quello dell’orologio e del calendario – e il Kairos, quel tempo “opportuno” e denso di significato in cui l’eternità sembra farsi presente nella storia umana. Era solo l’inizio di un discorso molto più ampio. Ora è tempo di approfondire questa riflessione, allargando lo sguardo a tutte le tradizioni spirituali del mondo. Perché ogni cultura, ogni religione, ogni corrente mistica ha sviluppato una sua particolare comprensione del tempo e del suo rapporto con la dimensione sacra. Di questo vorrei raccontare nei prossimi mesi, sperando di incontrare la curiosità dei miei amici lettori e di chi, tramite voi, leggeranno queste pagine digitali.

In questo periodo ho letto molto soprattutto su luoghi di spiritualità nel mondo, intrecciando diverse grandi religioni e non solo. Intraprenderemo un vero e proprio pellegrinaggio virtuale attraverso i luoghi sacri più significativi del nostro pianeta. Non sarà solo un viaggio geografico, ma soprattutto spirituale e filosofico. Cammineremo tra le colonne del Partenone e nelle navate delle cattedrali gotiche, mediteremo nei templi buddhisti dell’Asia e negli ashram dell’India, ci perderemo nella geometria perfetta delle moschee islamiche e nell’armonia dei giardini zen.

Ma perché dedicare tanto spazio ai luoghi sacri? La risposta è semplice quanto profonda: questi spazi non sono solo architetture, sono cristallizzazioni dello spirito umano. Ogni pietra, ogni linea, ogni simbolo racconta qualcosa di essenziale su cosa significhi essere umani, su quel misterioso “dentro” che ci abita e che cerca costantemente di manifestarsi e di trascendersi.

Dal mio punto di vista, uno degli aspetti più straordinari di questi luoghi, è la loro capacità di toccare il cuore di chiunque, indipendentemente dalla propria appartenenza religiosa o dalla propria fede. Viaggiando ho visto atei commuoversi di fronte alla Cappella Sistina, cristiani rimanere in silenzioso raccoglimento in luogi di culto diversi dai propri abituali. Ho visitato templi buddhisti in Thailandia nel 1996 e in Malesia, nel 2009, la Moschea Blu a Kuala Lumpur. Ho visitato antichi monasteri ortodossi, nei pressi della località di Kalambaka, in Grecia, nel 1999. In tutti questi luoghi ho trovato che c’è  qualcosa di universale nella bellezza sacra che parla direttamente all’anima umana, al di là delle differenze dottrinali o culturali.

Questa universalità ci dice qualcosa di importante: che esiste un linguaggio comune dello spirito, una grammatica condivisa del sacro che attraversa tutte le tradizioni. È come se l’umanità, nelle sue espressioni più elevate, riuscisse sempre a ritrovare le stesse note fondamentali, anche quando le sinfonie che compone sono apparentemente diverse.

Alterneremo, ai luoghi, sprazzi di pensiero e riflessione perché cercherò riferimenti ai grandi filosofi che hanno saputo dialogare con le tradizioni religiose, arricchendole con le loro intuizioni. Da Platone che influenzò profondamente il pensiero cristiano, ad Averroè che fece da ponte tra filosofia aristotelica e teologia islamica, da Shankara che sistematizzò la filosofia vedantica, fino a pensatori contemporanei come Simone Adolphine Weil o Emmanuel Levinas che hanno saputo coniugare rigore filosofico e sensibilità spirituale.

Questo dialogo tra filosofia e religione non è mai stato pacifico o scontato, ma proprio nelle sue tensioni e nelle sue sintesi ha prodotto alcuni dei frutti più maturi del pensiero umano. È un dialogo che continua ancora oggi, in forme nuove ma con la stessa urgenza di sempre: quella di comprendere il senso ultimo dell’esistenza umana.

Il filo rosso che collegherà tutti questi articoli sarà proprio la questione del tempo: come ciascuna tradizione lo concepisce, lo vive, lo trascende. Scopriremo che dietro le diverse concezioni del tempo si nascondono visioni diverse dell’uomo, del mondo e del divino. Il tempo ciclico dell’induismo, il tempo lineare dell’ebraismo, l’eterno presente del buddhismo zen, l’attesa escatologica del cristianesimo: ogni concezione temporale apre finestre diverse sulla condizione umana e sui suoi orizzonti di senso. In definitiva, tutto questo viaggio ha un obiettivo molto semplice: comprendere meglio cosa ci sia “dentro l’uomo”, per usare un’espressione cara a tanti filosofi e mistici. Cosa ci spinge a costruire templi e cattedrali? Cosa ci fa cercare il silenzio della meditazione o l’estasi della preghiera? Cosa ci attrae verso il mistero e ci fa desiderare l’infinito? Domande a cui non si possono trovare risposte ultime e definitive, ma nel cercare, nel condividere questo cammino di scoperta, forse riusciremo a toccare qualcosa di quella verità che da sempre muove l’inquietudine e la speranza del cuore umano.

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© Rino Sciaraffa