Ripercorrendo, in una sorta di continuità con il mio precedente racconto sulla Torre di Babele ed il significato del limite, voglio oggi riflettere insieme a voi, su quello che il pensiero umano ha elaborato su questo tema. Non ho una formazione filosofica e né tantomeno ne sono un conoscitore: ho letto e trovato sempre spunti all’interno delle mie varie letture. In gioventù (quindi parecchio tempo fa…sigh!!!) lessi sia le “Cosmicomiche” che “Le città invisibili” di Italo Calvino, dove questo concetto di limite ed infinito era riportato.

Nelle Cosmicomiche, il personaggio di Qfwfq incarna una sorta di testimone dell’indeterminato primordiale che precede ogni forma specifica. Le sue narrazioni partono sempre da un “prima” cosmico indefinito da cui emergono gradualmente le determinazioni dell’universo – dalle galassie ai colori, dalla luna alle forme di vita. Il personaggio di Calvino rappresenta una coscienza che attraversa tutte le trasformazioni cosmiche mantenendo una continuità che ricorda la natura eterna e inesauribile, dall’infinito al finito. Il nostro mondo e le nostre comprensioni partono sempre da un inizio verso l’infinito: qui il viaggio di questo personaggio immaginario fa un percorso al contrario.

Anche Primo Levi, nel suo libro, “Il sistema periodico”, tocca dimensioni prossime a questi concetti quando descrive gli elementi chimici come manifestazioni particolari di una sostanza primordiale indifferenziata, da cui emergono attraverso combinazioni sempre nuove le infinite forme della materia e della vita.

Non possiamo negare che questi due principi, limite ed infinito, apparentemente opposti ma profondamente interconnessi, hanno plasmato il pensiero umano attraverso le epoche, guidando la riflessione sulla natura dell’esistenza, della conoscenza e dell’essere stesso. Il senso del limite rappresenta la consapevolezza della finitezza umana, dell’inevitabile confine che circoscrive l’esperienza e la comprensione; l’infinito, d’altra parte, evoca ciò che trascende ogni determinazione, ogni misura, ogni possibilità di essere completamente afferrato dalla mente umana.

Ecco che la domanda sul limite e sull’infinito non è puramente teoretica, ma investe direttamente la sfera esistenziale e antropologica. Il modo in cui l’essere umano si rapporta ai propri limiti – accettandoli, negandoli o trascendendoli – definisce in maniera essenziale il suo posizionamento nel mondo e la sua auto-comprensione. Analogamente, la concezione dell’infinito che una cultura elabora rivela il suo orizzonte di senso, la sua apertura verso ciò che supera il dato immediato e il misurabile.

Questa tensione dialettica tra limite e infinito costituisce uno dei nuclei più profondi e fertili della riflessione filosofica, alimentando interrogativi che attraversano l’intera storia del pensiero: quale relazione intercorre tra la finitezza della condizione umana e l’aspirazione all’infinito? In che modo il riconoscimento del limite può rivelarsi condizione necessaria per una autentica apertura all’infinito? Come si configura il rapporto tra la limitatezza della conoscenza umana e la pretesa di cogliere verità universali?

Queste domande toccano profondamente i vari percorsi religiosi manifestandosi attraverso diverse configurazioni teologiche e mistiche che rivelano tensioni fondamentali dell’esperienza spirituale umana.

Nel mio prossimo racconto affronterò questo tema nel cristianesimo e nel concetto stesso di incarnazione del Cristo.

Avatar Rino Sciaraffa

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2 risposte a “Il Significato di Limite e Infinito nell’Esistenza Umana”

  1. Avatar Anomys
    Anomys

    Come sempre ti ringrazio perchè “esco” da questa lettura arricchita e con degli interessanti spunti di riflessione.

    Ho sempre amato Calvino e tra le riletture estive inserirò i due titoli che hai citato.

    Quando scrivi: “…quale relazione intercorre tra la finitezza della condizione umana e l’aspirazione all’infinito?” esprimi forse nella domanda stessa la risposta. La consapevolezza di essere “finiti” in questa dimensione genera la necessità di cercarne una infinita. Secondo questa visione il “limite” rappresenta un ottimo punto di partenza, un trampolino verso un’eternità che inizia a “lavorarci e plasmarci” già in tempo presente.

    Grazie ancora e a presto!

  2. Avatar Aldo
    Aldo

    Caro Rino, mi sarebbe piaciuto che tu per primo avessi dato delle risposte alle tue tante e profonde domande. Bisognerebbe scomodare qualche amico filosofo di nostra conoscenza per avere risposte di un certo livello. Tuttavia, nella mia semplicità colgo la tensione che esiste tra il limite umano e la ricerca di verità universali o la sua sua aspirazione all’infinito. L’uomo sa della sua finitezza ma vive come se fosse eterno, non si ferma dinanzi alle verità acquisite ma le mette in discussione e gradualmente le sostituisce con altre che si affermano gradualmente col modificarsi del contesto culturale e col passare del tempo. Voglio dire, insomma, che a parte le verità universali permanenti come la grazia e la misericordia di Dio, tutte le altre verità sono destinate a sempre nuove affermazioni e interpretazioni. Mi fermo qui.per non essere prolisso. Un caro saluto.

© Rino Sciaraffa