La Torre di Babele: al centro del limite umano

Il racconto biblico della Torre di Babele rappresenta una delle più potenti metafore dell’esperienza umana, un evento paradigmatico che continua a interpellare la nostra condizione esistenziale millenni dopo la sua prima narrazione. Nella Genesi viene descritto come gli uomini, parlando un’unica lingua e abitando una pianura nella terra di Sennaar, decisero di edificare una città con una torre “la cui cima tocchi il cielo”.

Un progetto audace e temerario che fu interrotto dall’intervento divino attraverso la confusione delle lingue. L’esegesi tradizionale ha interpretato questo racconto come ammonimento contro la superbia umana, ma vorrei proporvi una diversa prospettiva che apra ad una riflessione sul concetto di centro e di limite, due coordinate fondamentali dell’esistenza umana. Coordinate che, come avete notato, accompagnano le mie ultime narrazioni.

Ho proposto, in precedenti scritti, alcuni luoghi che sono definiti “centro”, non solo in senso geografico. La Torre di Babele incarna precisamente questo paradosso: la ricerca umana di un centro assoluto che si scontra inevitabilmente con il riconoscimento dei propri limiti costitutivi. In questa narrazione è possibile scorgere l’eterno movimento dialettico che caratterizza la condizione umana: l’aspirazione verso un centro di significato e l’ineludibile esperienza del limite.

La costruzione della torre rappresenta il tentativo umano di stabilire un centro visibile, tangibile, monumentale. “Facciamoci un nome“, dichiararono i costruttori, rivelando il desiderio profondo di auto-affermazione e auto-definizione. La torre diventa così il simbolo materiale di un centro simbolico: un punto di riferimento attorno al quale organizzare l’esperienza del mondo, un asse che connette la terra al cielo, il finito all’infinito. Questa ricerca di centralità risponde a un’esigenza antropologica fondamentale: l’essere umano necessita di un centro per orientarsi, per dare significato alla propria esistenza, per organizzare il caos dell’esperienza in un cosmo dotato di senso. Il filosofo e storico delle religioni rumeno Mircea Eliade, ha parlato di come tutte le culture tradizionali abbiano elaborato il concetto di “centro del mondo”, un axis mundi , un punto di incontro e connessione tra il nostro presente e il desiderio di uno spazio sacro. La Torre di Babele rappresenta questa aspirazione universale a costruire un centro che trascenda la contingenza e la frammentazione dell’esperienza quotidiana.

Tuttavia, il racconto biblico presenta anche il rovesciamento drammatico di questo progetto. E se scorgessimo nell’intervento divino non tanto una punizione quanto una comprensione del nostro essere? la moltiplicazione delle lingue svela il carattere illusorio di un centro assoluto costruito da mani umane. Il limite si manifesta nella sua duplice accezione: come confine che non può essere oltrepassato e come definizione essenziale dell’umano. L’impossibilità di completare la torre non rappresenta solo l’interruzione di un progetto architettonico, ma la rivelazione di una verità ontologica: l’essere umano è costitutivamente limitato, finito, incapace di auto-fondazione assoluta. La dispersione che segue l’interruzione della costruzione non è soltanto geografica ma esistenziale: il centro unitario si frammenta in una pluralità di centri, in cui nessuno è assoluto. Questa tensione dialettica tra centro e limite continua a caratterizzare l’esperienza contemporanea, forse con ancora maggiore intensità.

Eppure, come insegna il racconto biblico, è proprio nel riconoscimento del limite che si apre la possibilità di un’autentica esperienza del centro. La confusione delle lingue, vista in questa prospettiva, non è solo una condanna ma anche una benedizione: la diversità linguistica e culturale diventa la condizione di possibilità per un nuovo tipo di comunità, fondata non sull’uniformità ma sulla traduzione, sull’interpretazione, sul rispetto della differenza. Il limite diventa così non solo ciò che separa ma anche ciò che mette in relazione.

La lezione profonda della Torre di Babele risiede proprio in questa intuizione paradossale: il vero centro non si trova nell’eliminazione dei limiti ma nella loro accettazione consapevole. È nel riconoscimento della propria finitudine che l’essere umano può scoprire un centro autentico, non più proiettato verso il cielo in un gesto di sfida ma radicato nella terra, nella concretezza dell’esperienza condivisa, nell’incontro con l’alterità. Le periferie, lungi dall’essere luoghi marginali e secondari, diventano spazi privilegiati per questa scoperta: è ai margini, dove il centro si indebolisce e si relativizza, che diventa possibile sperimentare nuove forme di centralità dialogiche.

In conclusione, il racconto della Torre di Babele ci invita a ripensare radicalmente il rapporto tra centro e limite. La sfida contemporanea consiste nel costruire centri che riconoscano i propri limiti e limiti che non escludano la possibilità di nuovi centri. In questo equilibrio dinamico, sempre precario e sempre da ricostruire, risiede forse la saggezza che il mito di Babele continua a sussurrarci attraverso i millenni.

Avatar Rino Sciaraffa

Published by

7 risposte a “La Torre di Babele: al centro del limite umano”

  1. Avatar ANNAMARIA CAPPITELLA
    ANNAMARIA CAPPITELLA

    una riflessione importante vista come riconoscere i propri limiti che molte volte ci arriviamo con esperienze non sempre positive

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Anna per il tuo commento. Il tema che affronterò nei prossimi scritti sul mio blog saranno centrati proprio sul tema del “limite”. Grazie per aver letto e commentato

  2. Avatar Aldo
    Aldo

    C’è un filone teologico che non vede negativamente gli eventi di giudizio presenti nella Scrittura. La Torre di Babele è uno di quelli e tu , caro Rino, ne hai dato una lettura straordinaria esaltandone la ricchezza. Dunque, non una punizione ma una benedizione. Grazie.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Aldo per il tuo commento. Soprattutto per la tua preparazione teologia di fondo è una riflessione preziosa.

      Continuerò ad affrontare questo tema nei prossimi racconti. Grazie del tuo commento

    2. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie per la tua riflessione che, fatta da te, profondo conoscitore di teologia mi ha un gran piacere. Grazie per il tuo commento caro Aldo.

  3. Avatar Anomys
    Anomys

    Questa chiave di lettura apre una porta interpretativa che fino qualche minuto fa era per me invisibile ma ora giungo alla soglia scorgendone chiaramente i dettagli.

    Forse il fatto di riconoscere che abbiamo tutti dei limiti di diversa natura può indurci a tentare un’impresa collettiva…

    Grazie per questa lettura “diversa” di una storia che mi ha sempre affascinata🙂

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie per il tuo commento e sono contento che tu abbia colto una diversa chiave di lettura. In effetti il concetto che a me piaceva sottolineare è il nostro limite umano…il nostro limite e la nostra identità individuale.

      Un fraterno saluto.

© Rino Sciaraffa