Continuando il percorso intrapreso attraverso i diversi centri spirituali e geografici del mondo, oggi andiamo nel cuore della penisola arabica. Ci ritroviamo immersi in un paesaggio austero e circondato da sette colline dove sorge La Mecca, città santa per eccellenza dell’Islam, essendo al contempo città di nascita del profeta Muhammad e sede della Kaaba, il santuario più sacro dell’Islam. Questo edificio cubico avvolto da un drappo nero ricamato in oro rappresenta il centro spirituale della fede musulmana. La Mecca incarna il punto di convergenza delle aspirazioni spirituali di oltre un miliardo e ottocento milioni di fedeli. Cinque volte al giorno, i musulmani di tutto il mondo rivolgono il loro sguardo e le loro preghiere verso questa direzione sacra, rendendo La Mecca l’epicentro geometrico e spirituale dell’universo islamico.
Il pellegrinaggio alla Mecca, l’Hajj, costituisce uno dei cinque pilastri fondamentali dell’Islam, un dovere religioso che ogni musulmano deve compiere almeno una volta nella vita. Questo viaggio rappresenta, non solo un’esperienza di profonda trasformazione spirituale, ma anche il simbolo vivente dell’unità della comunità islamica (Ummah), dove le barriere di nazionalità, etnia, classe sociale e genere si dissolvono nell’abbraccio di una fede comune. Seppur non si sa moltissimo di questa città, prima dell’avvento dell’Islam, La Mecca fu un importante centro commerciale, situata all’incrocio di rotte carovaniere. Con l’avvento dell’Islam nel VII secolo, la sua importanza si è trasformata, diventando esclusivamente religiosa.
La tradizione islamica attribuisce la costruzione originale della Kaaba al profeta Ibrahim (Abramo) e a suo figlio Ismail (Ismaele), riportando questo luogo sacro alle origini monoteistiche, con un collegamento al testo ebraico. Questa struttura cubica coperta da un drappo nero (kiswa) è situata al centro del cortile della Masjid al-Haram (la Grande Moschea). I musulmani la considerano Bayt Allah, la “Casa di Dio” sulla Terra. All’angolo orientale della Kaaba è incastonata la Pietra Nera (al-Hajar al-Aswad), ritenuta di origine divina e oggetto di grande venerazione.
I rituali praticati alla Mecca rappresentano un profondo legame tra il presente e il passato sacro dell’Islam, collegando ogni musulmano alle radici stesse della propria fede. Ogni gesto compiuto durante il pellegrinaggio è carico di significato simbolico e storico. Il Tawaf, la circumambulazione della Kaaba, è forse il più iconico di questi rituali. I pellegrini circondano sette volte il santuario cubico in senso antiorario, iniziando dall’angolo in cui è incastonata la Pietra Nera. Questo atto richiama la devozione di Adamo, che secondo la tradizione islamica costruì il primo santuario in quel luogo, e di Abramo (Ibrahim) che con il figlio Ismaele (Ismail) ricostruì la Kaaba seguendo il comando divino.
Durante il Tawaf, la massa di fedeli vestiti con l’ihram, il semplice abito bianco che simboleggia l’uguaglianza davanti a Dio, forma un oceano umano che ondeggia attorno alla “Casa di Dio” in un movimento perpetuo che rappresenta l’armonia cosmica. Il Sa’i, la corsa tra le colline di Safa e Marwa, commemora il disperato tentativo di Hajar (Agar), la moglie di Abramo, di trovare acqua per il figlio Ismaele. Secondo la tradizione, Hajar corse sette volte tra queste colline cercando aiuto, finché l’angelo Gabriele fece sgorgare da una sorgente chiamata Zamzam, il cui nome, dalla radice linguistica araba (z-m z-m), significa inghiottire. I pellegrini ripercorrono questo tragitto, conservato oggi all’interno della Grande Moschea in un lungo corridoio, con un passo veloce che ricorda l’angoscia e la determinazione di una madre. L’acqua di Zamzam, che ancora sgorga dopo millenni, viene bevuta dai pellegrini come parte del rituale, collegandoli fisicamente a questo episodio fondativo. Curiosità delle curiosità, che nella redazione di questo racconto, raccogliendo le mie varie fonti di lettura, ho scoperto che essa è venduta on line; Insomma, provare per credere, digitate su un qualsiasi motore di ricerca “l’acqua di Zamzam”…
Ritornando al cuore del mio racconto vorrei parlarvi del Wuquf, la sosta nella piana di Arafat, che rappresenta il momento culminante dell’Hajj. Durante il nono giorno del mese di Dhu al-Hijjah (dodicesimo e ultimo mese del calendario islamico lunare), i pellegrini si riuniscono in questa vasta pianura a circa 20 km dalla Mecca, rimanendo in piedi in contemplazione e preghiera da mezzogiorno al tramonto. È qui che, secondo la tradizione, il profeta Muhammad tenne il suo ultimo sermone, e si ritiene che sia il luogo dell’incontro originario tra Adamo ed Eva dopo la loro espulsione dal Paradiso. In questo spazio, i pellegrini pregano intensamente per il perdono, meditando sulla propria esistenza e preparandosi spiritualmente al Giorno del Giudizio, di cui il Wuquf è considerato un’anticipazione simbolica. Altri rituali significativi includono il lancio delle pietre ai pilastri di Jamarat, che rappresenta il rifiuto delle tentazioni di Satana seguendo l’esempio di Abramo, e il sacrificio di un animale per commemorare la disponibilità di Abramo a sacrificare suo figlio come atto di obbedienza a Dio.
Questi antichi rituali, eseguiti in precisa sequenza e secondo regole dettagliate, collegano ogni musulmano a una catena ininterrotta di fede che risale ai primi profeti dell’umanità. Nell’esecuzione di questi atti, i fedeli non solo adempiono a un dovere religioso ma rivivono fisicamente la storia sacra, facendo dell’Hajj non solo un viaggio geografico verso la Mecca, ma un viaggio spirituale attraverso il tempo.
Foto: https://pixabay.com/it/photos/moschea-folla-culto-mecca-islam-4372296/


Una replica a “Rituali dell’Hajj: Un Viaggio Spirituale a La Mecca”
Un’altra bellissima narrazione!
Curioso il fatto dello smercio dell’acqua di Zamzam, ero rimasta ferma a gadget quali ad esempio i flaconcini contenenti campioni di sabbia del deserto (mia madre ne conserva uno nella quasi secolare vetrinetta della sala).
Grazie per il tuo impegno!