Eliopoli: Il Cuore Sacro dell’Antico Egitto

Continuo la narrazione sui diversi “ombelichi del mondo”, ovvero di questi centri cosmici in cui l’uomo attribuisce un certo valore di sacralità, oltre ad essere punti centrali e di origine di civiltà. Ho già accennato a come l’uomo, da sempre, abbia bisogno di un punto di origine dal quale dare senso alla propria storia e costruire una genesi della propria esistenza. Oggi attraverserò alcune delle più antiche e affascinanti culture antiche e parlerò di Eliopoli (Lunu in egiziano antico) e Giza, che rappresentavano per gli antichi egizi veri e propri “punti mediani del mondo”. Eliopoli era il centro principale del culto solare nell’antico Egitto. Il suo nome greco ((Ἡλιούπολις, Hēlioúpolis) significa letteralmente “Città del Sole”, poiché era dedicata al dio Ra-Atum, la divinità creatrice nella cosmogonia eliopolitana. La città porta un nome greco dopo la conquista dell’Egitto da parte di Alessandro Magno nel 332 a. C., nome che fu scelto dai Greci per riflettere la funzione religiosa principale della città, centro del culto solare nell’antico Egitto. Prima della conquista macedone il nome della città fu Iunu (o Iwnw), che significa “pilastro” o “luogo dei pilastri” o anche Per-Ra, che significa “Casa di Ra”, in riferimento al dio solare.

Secondo questa tradizione religiosa, Atum emerse dal Nun (le acque primordiali del caos) sul tumulo iniziale chiamato “benben”, situato proprio a Eliopoli, ed emergendo generò, da sé stesso, la prima coppia divina (Shu e Tefnut), dando origine alla Grande Enneade, il pantheon di nove divinità fondamentali egizie. Questo atto cosmogonico stabilì Eliopoli come il luogo dove ebbe inizio la creazione dell’universo ordinato (Maat) traendolo dal caos (Isfet). Si può notare come le cosmogonie dell’antico Egitto e della tradizione biblica presentino affascinanti paralleli nel loro modo di concepire il caos primordiale e l’emergere dell’ordine cosmico, pur con significative differenze teologiche e culturali. Nella teologia eliopolitana egizia, prima della creazione, esisteva solo il Nun (o Nu) – le acque primordiali, infinite, oscure e inerti. Questo stato primordiale rappresentava il caos indifferenziato, una condizione di potenzialità non ancora manifestata. Nel racconto biblico della Genesi, troviamo la celebre descrizione: “In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.” (Genesi 1:1-2). Questo stato iniziale è descritto in ebraico come “tohu wa bohu” (תֹהוּ וָבֹהוּ), tradotto come “informe e vuota” o “caos e desolazione”. Le “acque dell’abisso” (tehom in ebraico) rappresentano, similmente al Nun egiziano, un elemento acquoso primordiale non ancora ordinato. A differenza del mito egizio, però, Dio non emerge da questo caos, ma esiste separatamente da esso e agisce su di esso attraverso la parola creatrice (“Dio disse…”).


Ritorno ora alla narrazione, che ha per centro Eliopoli e l’altopiano di Giza, con le sue monumentali piramidi. La Grande Piramide di Cheope e il complesso funerario circostante, furono pensati come una replica terrena dell’ordine cosmico e la disposizione delle piramidi di Giza rispecchiava la configurazione stellare della Cintura di Orione, associata al dio Osiride. Questa è una delle tante teorie sulla disposizione delle varie piramidi. Altri pensano che rispecchi semplicemente l’allineamento tracciato dal percorso del Sole durante l’equinozio d’autunno. A prescindere dalle teorie sopra citate, in sostanza, entrambe possono definirsi come vere e proprie ierofanie, ovvero manifestazioni del sacro e funzionavano come luoghi di rigenerazione ciclica, dove il tempo mitico della creazione poteva essere riattualizzato. Il centro cosmico è, quindi, in questa concezione, non solo un punto di origine, perduto nel tempo, ma un fulcro costante che si riattualizza per definire una presenza del divino che scavalca il tempo stesso. La sacralizzazione di questi luoghi ha anche una funzione pratica nello stabilire un ordine sociale, riflettendo l’ordine cosmico, dando legittimazione all’autorità del faraone come garante dell’ordine universale, creando un senso di identità collettiva attraverso riti e celebrazioni svolti in questi luoghi, ed offrendo un significato all’esistenza umana, inserendola in un contesto cosmico più ampio. Un “centro” che è convergenza di ordine e caos, che si equilibrano e dal quale precede sempre una rigenerazione di un assetto che dia stabilità. Quella stabilità che la storia umana sempre ricerca e che mai riesce a far emergere dal proprio caos.

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Una replica a “Eliopoli e Giza: Omphalos del Mondo Egizio”

  1. Avatar Anomys
    Anomys

    Un ringraziamento che rinnovo ad ogni articolo, sempre cose nuove per me che meriterebbero uno studio approfondito.

    Quando all’inizio di questa serie di racconti hai preannunciato che avresti scritto in merito a “ombelichi del Mondo” ho subito pensato che ne avresti scritto non solo come luoghi fisici ma come indagine sociologico-esistenziale. La prima immagine scaturita nella mia mente è stata quella di un nucleo atomico e la colonna sonora il celebre brano di Battiato. Ed in effetti quando citi la “Città del Sole” dedicata al dio Ra-Atum penso a come questo grande astro e l’atomo condividano un segreto, la danza di particelle che si fondono ed uniscono, creando energia e vita. Un legame sottile che collega il mondo microscopico degli atomi a quello macroscopico delle Stelle.

    Mentre nella canzone “Centro di gravità permanente ” esiste un richiamo diretto all’universo come un sistema dinamico che governa tutte le possibili relazioni tra gli elementi che lo compongono, dunque si parla di una ricerca di stabilità nell’esistenza individuale ed universale.

    Ed ancora alludendo al centro: “.. convergenza di ordine e caos…” definendone l’intreccio tra cosmogonia egizia e biblica.

    Grazie 100.000, alla prossima!

© Rino Sciaraffa