Gerusalemme: L’Ombelico della Terra e la tradizione ebraica
Continuiamo il nostro viaggio verso i diversi centri del mondo, nelle varie culture, nei vari spazi della Storia. Oggi entriamo nella tradizione ebraica dove il concetto di centro del mondo riveste un’importanza fondamentale, sia sul piano teologico che spirituale. Gerusalemme, e in particolare il Monte del Tempio, è considerata il punto focale non solo della geografia sacra, ma dell’intero ordine cosmico e vedremo questo concetto nelle sue origini, manifestazioni e nel suo significato più duraturo. Partiamo dal testo biblico che dice: “Questa è Gerusalemme; l’ho posta nel centro delle nazioni, circondata dai paesi stranieri” (Ezechiele 5:5). Questo passaggio biblico è solo uno dei molti che alludono alla centralità di Gerusalemme nel pensiero cosmologico ebraico. La città santa è chiamata tabur ha’aretz (טבור הארץ), letteralmente “l’ombelico della terra”, un concetto che va ben oltre il semplice posizionamento geografico e dalle parole bibliche ne scopriamo un centro con valenza spirituale.
Secondo il Midrash (esegesi rabbinica), la creazione del mondo iniziò proprio da Gerusalemme, espandendosi verso l’esterno. Tale credenza si riflette nel Talmud, dove si afferma che “il mondo fu creato a partire da Sion” (Talmud di Gerusalemme, Yoma 3:2). Al cuore di questa concezione cosmica troviamo la Even HaShetiya (אבן השתייה), la Pietra di Fondazione, situata nel Santo dei Santi del Tempio di Gerusalemme. Secondo la tradizione ebraica, questa pietra rappresenta il primo punto della creazione terrestre, il punto da cui Dio iniziò a plasmare il mondo. Il termine deriva dalla radice ebraica ש-ת-ה (sh-t-h), che significa “fondazione” o “bere”, suggerendo che da questa pietra “bevono” (traggono sostentamento) tutte le terre. Nel Talmud si legge:
“È chiamata ‘pietra di fondazione’ perché da essa fu fondato il mondo. […] Da essa il mondo fu nutrito” (Talmud Babilonese, Yoma 54b).
Quando esisteva il Tempio, sopra questa pietra veniva collocata l’Arca dell’Alleanza nel luogo “santissimo” (o meglio, “Santo dei Santi”), il luogo più sacro dell’ebraismo. Oggi, la tradizione identifica questa pietra con la roccia sotto la Cupola della Roccia in Gerusalemme. Il tutto, nell’ ebraismo non corrisponde solo ad un centro geografico specifico ma presenta una sua multidimensionalità, che si esprime verticalmente e non solo orizzontalmente. Secondo la tradizione mistica ebraica, il Monte del Tempio funge da asse che collega tre mondi: Il mondo celeste (שמים – Shamayim), Il mondo terreno (ארץ – Eretz), Il mondo sotterraneo (שאול – Sheol).
Nel pensiero cabalistico, questa verticalità è rappresentata dall’albero cosmico i cui rami si estendono verso il cielo e le cui radici penetrano negli abissi. Il Tempio di Gerusalemme fungeva da portale tra questi mondi, permettendo la comunicazione tra il divino e l’umano. Possiamo immaginare che questa dimensione centrale della Even HaShetiya (Pietra di Fondazione) rappresenta anche una centralità liturgica e spirituale: la preghiera ha un suo luogo di riferimento proprio verso Gerusalemme, verso la quale ogni ebreo si rivolge, come stabilita ed introdotta dal re Salomone (1 Re 8,44-48) e verso la quale si rivolge anche Daniele (Daniele 6:11), in esilio.
La visione escatologica ebraica prevede che alla fine dei tempi tutte le nazioni saliranno a Gerusalemme: “Molti popoli verranno e diranno: venite, saliamo al monte del Signore, alla casa del Dio di Giacobbe” (Isaia 2:3), ma non solo; infatti, la centralità della preghiera riguarda anche il pellegrinaggio, nel quale le tre festività di pellegrinaggio (שלוש רגלים – Shalosh Regalim) – Pesach, Shavuot e Sukkot – prevedevano il viaggio a Gerusalemme. Ma il pellegrinaggio, idealmente, per ogni ebreo è anche nella preghiera quando la conclusione del Seder di Pesach coincide con la frase: “L’anno prossimo a Gerusalemme” (לשנה הבאה בירושלים – L’shana haba’ah b’Yerushalayim), oltre alla menzione quotidiana di Gerusalemme nelle preghiere. Il concetto di Gerusalemme come centro del mondo nell’ebraismo trascende la semplice geografia fisica poiché rappresenta un’idea cosmologica profonda che ha plasmato la spiritualità, la liturgia e l’identità ebraica per millenni.
In un mondo sempre più globalizzato e decentrato, questa antica concezione continua a offrire un punto di riferimento esistenziale e spirituale, un “ombelico” che collega il cielo e la terra, il divino e l’umano, il passato e il futuro.
Foto: https://pixabay.com/it/photos/gerusalemme-cupola-della-roccia-4657867/


4 risposte a “Gerusalemme: L’Ombelico della Terra e la tradizione ebraica”
Grazie Rino, inutile dire che parlare di Gerusalemme ha un fascino sempre particolare
Grazie a te caro Luca.
Del racconto mi ha colpito soprattutto la narrazione della “Even HaShetiya”, come un cuore di pietra dell’Universo e mi è venuto in mente un verso biblico che dice:”…toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne…” come a simboleggiare qualcosa di radicato nel tempo ma che a contatto con il divino cambia natura e consistenza. Forse il futuro stesso dell’umanità raccolta nel suo centro pronta ad incontrare Dio…
Grazie per questo bellissimo viaggio (scusa la mia divagazione fantasiosa, magari non esiste alcun nesso)!
La tua divagazione, come l’hai definita, è perfetta. L’ho trovata interessante da leggere e che accolgo con piacere.
Grazie per commentare sempre i miei brevi racconti.
Un caro saluto.