Caput Mundi

Caput mundi.

Nel mio precedente racconto, ho narrato come la civiltà greca avesse posizionato l’antico “ombelico del mondo” in Delfi. Oggi invece parlerò del cuore pulsante dell’antica Roma, situato un luogo quasi nascosto, all’interno delle vestigia del Foro Romano. Un semplice monumento circolare segna quello che gli antichi romani consideravano il punto zero della civiltà: l’Umbilicus Urbis Romae, letteralmente “l’ombelico della città di Roma”.

Le forme circolari, da sempre, simbolicamente, rappresentano la perfezione cosmica, il centro di tutto e soprattutto il punto di connessione tra Cielo e terra, cardini di convergenza cosmici, centri del mondo conosciuto, da cui si irradiava il potere (spirituale per Delfi, politico e religioso per Roma. Vezzo delle civiltà antiche e moderne è quello di sentirsi al centro del mondo e di sentirsi come verità ultime per interpretarlo. L’ombelico dell’Urbe romano segnava anche il punto simbolico da cui si misuravano tutte le distanze dell’Impero, dal quale convergevano idealmente tutte le strade, il cuore della caput mundi.

Due civiltà, due centri, ma un’unica visione cosmologica che cercava di dare ordine al caos, di tracciare mappe non solo geografiche ma anche, a loro modo, spirituali dell’universo conosciuto. Questi “ombelichi” simboleggiano ben più di semplici coordinate geografiche.

Per gli antichi romani, il concetto di “centro del mondo” si manifestava principalmente nell’idea del Mundus, un punto sacro che collegava simbolicamente il mondo terreno con quello sotterraneo e celeste. Il Mundus era una fossa circolare scavata al centro della città durante il rituale di fondazione e secondo la tradizione, Romolo stesso lo avrebbe creato durante la fondazione di Roma. In questa fossa venivano deposte le primizie agricole e un po’ di terra proveniente dalle patrie originarie dei fondatori, creando così un legame spirituale con le loro origini.

Vicino all’Umbilicus si trovava il Milliarium Aureum (Miglio d’Oro), una colonna dorata eretta da Augusto nel 20 a.C. da cui si misuravano tutte le distanze dell’impero. Questo monumentalizzava l’idea che “tutte le strade portano a Roma”, facendo della città il centro fisico del mondo romano e non solo una proiezione di centralità spirituale. Possiamo notare che il pensiero cosmologico romano fu influenzato da quello greco ed esso si estendeva anche al Templum, lo spazio sacro delimitato dagli auguri per le divinazioni. Con la separazione ufficiale, tra Impero di Occidente e di Oriente, avvenuta sotto Teodosio I nel IV secolo d.C., il concetto di centralità di Roma iniziò a modificarsi: nell’Impero d’Occidente, Roma mantenne un’importanza simbolica come sede storica dell’impero, ma perse progressivamente rilevanza politica. Nell’Impero d’Oriente, Costantinopoli (l’odierna Istanbul) assunse il ruolo di “Nuova Roma”, con l’imperatore Costantino che la fondò proprio con l’intento di creare una “seconda Roma”, divenendo, non solo idealmente, il nuovo centro del mondo civilizzato.

Dal punto di vista religioso, Roma mantenne comunque una posizione centrale come sede del Papato, e questo contribuì a preservare parte del suo prestigio e della sua influenza anche dopo il declino politico, specialmente in Occidente. Quindi, mentre l’idea di Roma come centro politico dell’impero si frammentò con la divisione, la sua eredità culturale, giuridica e religiosa continuò a influenzare profondamente entrambe le parti dell’impero e, successivamente, la civiltà europea.

Il concetto di “centro del mondo” rappresenta una delle idee più affascinanti e persistenti nella storia del pensiero umano, attraversando culture, epoche e discipline. Questa tendenza riflette un fenomeno antropologico fondamentale: l’essere umano percepisce naturalmente il mondo a partire dalla propria posizione, sia essa fisica, culturale o cognitiva. L’età contemporanea e soprattutto le nuove scoperte scientifiche, a partire da quella copernicana, rappresentarono una profonda rottura filosofica aprendo la strada al decentramento dell’essere umano anche sul piano metafisico. E qui arriviamo alla filosofia e soprattutto a Kant che invertì il rapporto tra soggetto e oggetto della conoscenza in cui è la nostra mente che struttura l’esperienza del mondo. Il pensiero contemporaneo ha ulteriormente problematizzato l’idea di centro. Nietzsche parlò della “morte di Dio” come perdita del centro di riferimento assoluto ed Heidegger descrisse l’essere umano come “gettato” in un mondo senza centro predefinito, mentre i pensatori postmoderni hanno criticato ogni pretesa di centralità come espressione di potere.

Oggi viviamo in un mondo che potremmo definire “policentrico” o addirittura “acentrico” in cui la globalizzazione, le reti digitali e la consapevolezza ecologica ci mostrano un universo di relazioni complesse dove ogni punto può essere simultaneamente centro e periferia.

Forse la lezione che potremmo apprendere è che il “centro del mondo” non è tanto un luogo fisico quanto un orizzonte ermeneutico, un modo di dare senso alla nostra posizione nell’universo. È uno strumento concettuale che ci permette di orientarci, pur nella consapevolezza che ogni centro è sempre relativo e contingente. Questo concetto ci spaventa? Forse, ma è la realtà che ci pervade ad esser complessa e policentrica ed è proprio nella maturità di questa esperienza che possiamo misurarci compiutamente con essa.

Avatar Rino Sciaraffa

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7 risposte a “Caput mundi”

  1. Avatar Luca
    Luca

    grazie Rino, molto interessante, non ne avevo proprio idea 💡

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Luca del tuo commento. Sono felice di poter condividere cose “curiose”, che in primis, hanno incuriosito me.

      Un caro saluto

  2. Avatar Francesco Caselli
    Francesco Caselli

    Grazie Rino per questa tua pubblicazione, capace di intrecciare archeologia, storia delle idee e filosofia in una riflessione ampia e profonda sul concetto di centralità. Il viaggio da Delfi a Roma, nell’accezione più simbolica che geografica, assume una valenza temporale che ci conduce fino alla contemporaneità, dove l’idea stessa di “centro” viene decostruita e reinterpretata. In un’epoca fluida e interconnessa come la nostra, il centro sembra divenire un atto interpretativo più che una realtà oggettiva. Grazie per offrirci sempre contenuti stimolanti e per proporci itinerari di pensiero alternativi. Ti abbraccio.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie a te per il tuo commento cosi ricco di spunti anche per me. Cercherò, nel tempo, anche di approfondire le tue riflessioni sulle nostre geografie fluide. Onestamente mi impiega un pò più di tempo e studio non avendo io solide basi filosofiche.

  3. Avatar Anomys
    Anomys

    Come scrivi direi che forse oggi viviamo in un “mondo acentrico”.

    Mi sono posta questa domanda:

    “In passato il mondo aveva centri ideali forti (religione o ideologie) ed oggi è più frammentato o è sempre stato una sorta di reticolo di punti in cerca di un corpo lucente in grado di attribuirgli una silhouette?”

    Splendido articolo Rino!Grazie ancora una volta per la condivisione ed il significativo spunto di riflessione.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Ottima riflessione la tua. Per rispondere alla tua domanda dovremmo dividere i periodi storici. Contrariamente a quanto si pensa, il mondo antico (intendendo quello classico) era abbastanza connesso più di quanto noi immaginiamo. Migrazioni, commerci, primi grandi imperi, davano scambio di idee, miti, leggende. L’età moderna (post 1492 per intenderci), ha velocizzato gli scambi marittimi (relativamente ai mezzi a disposizione), per contro c’era maggiore egemonia culturale “europea”. Il tempo attuale è più complesso soprattutto dopo la caduta delle grandi ideologie trainanti del “secolo breve”. Il tema è abbastanza articolato e orientabile a diverse prospettive di analisi., cmq molto interessante da sviluppare.

      Ahimè non sono uno storico e pertanto mi limito ad elementi narrativi, suscettibili di una (giusta?!?!?) soggettività di pensiero.

      grazie del tuo commento e della lettura del mio racconto.

  4. Avatar Anomys
    Anomys

    Grazie per la risposta densa di elementi estremamente interessanti.

    Forse non sei uno storico ma poco ci manca!!🤓

    Sicuramente bisognerebbe raffrontare precisi spaccati storici. Tempo fa scrissi che l’uomo moderno è come afflitto da una forma primitivizzazione etica, nel senso che da un CERTO PUNTO in poi (forse quello che scrivevi) è come se ci fosse stato un regresso ideologico. Nel senso che camuffati da filosofie, religioni e ruoli sociali gli uomini, in vesti ipermoderne, sono tornati a “combattere per l’osso” (cybernetico magari!). Forse il mondo classico, mosso da curiosità e passione, aveva concentrato il suo pensiero sull’intento di stabilire connessioni ed evolvere la propria conoscenza. Poi si è come sconfinato, ciascuno ha trovato le proprie risposte, risposte decadute il momento in cui esposte alla prova, così i valori sono crollati. Qualcosa di troppo elevato è precipitato verso vacuità che si è riusciti nonostante tutto a “nomenclare”….

    Grazie 10.000, buona giornata!😎

© Rino Sciaraffa