Pitigliano, una piccola Gerusalemme

Questo racconto di oggi nasce dal suggerimento ricevuto da amici che, dopo aver letto quanto avevo scritto sull’Aquila, la “Gerusalemme d’Italia”, mi hanno presentato un altro luogo ed un’altra piccola Gerusalemme nella nostra Italia. Sono grato per i suggerimenti che mi giungono, poiché mi permettono di approfondire culture e narrazioni, spazi e luoghi che si trovano nel nostro territorio, elementi che caratterizzano ogni mio racconto settimanale.

Oggi entriamo nel cuore della Maremma, una terra che ho conosciuto e che apprezzo, una terra che ha una sua anima antica che respira di terra e di mare. Spazi verdi sferzati dal vento le cui origini erano fatte di acque stagnanti e che oggi hanno una fertilità sorprendente. Campi coltivati si alternano a pascoli dove vacche maremmane dalle lunghe corna e cavalli selvaggi trovano ancora uno spazio che sa di antico. I butteri ne sono fieri custodi e con il loro mestiere tramandano tradizioni millenarie, in un equilibrio tra tempo passato e vivo presente.

In Maremma i borghi medievali coronano le alture, con le loro mura di pietra color ocra che si arrossano al tramonto. Pitigliano, Sorano, Saturnia emergono dal tufo orgogliose di un passato che rifiuta di arrendersi al tempo. Questa è una terra che conosce la durezza e la bellezza in egual misura: ha la ruvidezza del tufo e la dolcezza dei frutti della sua terra. Porta, nel medesimo tempo, su di sé, i segni degli Etruschi, dei Romani, dei briganti e dei pastori, in essa, ogni pietra, racconta storie. Il racconto di oggi, nella terra di Maremma, ci porta a Pitigliano, affascinante borgo medievale soprannominato “La Piccola Gerusalemme” per la sua storica e significativa comunità ebraica.

Il borgo sorge spettacolarmente su uno sperone di tufo, con edifici che sembrano emergere direttamente dalla roccia, creando un panorama davvero unico. La presenza ebraica a Pitigliano risale al XVI secolo, quando molti ebrei vi trovarono rifugio dalle persecuzioni avviate da Papa Paolo IV che impose restrizioni severe con la bolla “Cum nimis absurdum” (1555). Da questa bolla ebbe origine anche il primo ghetto di Roma, di cui prima o poi, narrerò qualcosa. A seguito di questa bolla diversi centri urbani del centro Italia avviarono atti di espulsione degli ebrei dai loro comuni ed iniziarono a stabilirsi in questa zona. Pitigliano, al tempo, era sotto il dominio della famiglia Orsini e poi dei Medici e offrì rifugio offrendo loro una relativa libertà e protezione e questa politica di tolleranza politica dei conti Orsini prima e dei granduchi di Toscana poi, favorì l’insediamento di numerose famiglie di fede ebraica nella cittadina. Nel XVIII secolo, la comunità ebraica di Pitigliano raggiunse il suo massimo splendore, arrivando a rappresentare circa il 10-15% della popolazione totale. Il quartiere ebraico (ghetto) di Pitigliano non era chiuso come in altre città, ma perfettamente integrato nel tessuto urbano è questo lo contraddistingue da tutti gli altri ghetti ebraici che via via andavano formandosi in tante città d’Italia.

La stessa comunità ebraica, all’interno della città, aveva creato un sistema di tunnel e cantine scavate nel tufo, dove producevano vino kosher, pane azzimo e praticavano la macellazione rituale. Kosher (o kasher) è un termine ebraico che si riferisce al cibo “adatto” o “conforme” secondo le leggi alimentari ebraiche (kasherut), molte delle quali contenute nei libri biblici del Levitico e del Deuteronomio. Successivamente furono ampliate e rielaborate nel Talmud in cui espande e interpreta queste prescrizioni veterotestamentarie, fornendo dettagli pratici su come applicarle. Codici legali successivi, come il Mishneh Torah di Maimonide (XII secolo) e lo Shulchan Aruch di Joseph Karo (XVI secolo), sistematizzano ulteriormente queste regole. In particolare, lo Shulchan Aruch è ancora oggi considerato l’opera di riferimento per la pratica della kasherut. Nel contesto di una comunità come quella di Pitigliano, queste regole sarebbero state tramandate attraverso testi religiosi, l’insegnamento dei rabbini locali e la pratica quotidiana all’interno delle famiglie e delle istituzioni comunitarie. Nelle tradizioni alimentari c’è una storia curiosa che vorrei sintetizzare e riguarda la preparazione di un dolce, denominato “gli sfratti”, a forma di bastone ripieni di miele e noci, che simboleggiavano i bastoni con cui i soldati bussavano alle porte degli ebrei per cacciarli dalle loro case. Curioso come un evento così doloroso si sia trasformato in un dolce, un’inversione tra l’asprezza di dover lasciare la propria casa con la violenza e il desiderio di riscatto che produce un dolce con le fattezze di ciò che ha generato amarezza.

Una testimonianza che permane ancora oggi è la sinagoga di Pitigliano, costruita nel 1598 e ricostruita nel 1756, che è uno dei monumenti più importanti della città e fa parte di un complesso che include anche il forno per la preparazione del pane azzimo, una fonte per il bagno rituale (mikveh), la macelleria e la cantina kosher.  La comunità ebraica di Pitigliano ha lasciato un’impronta significativa nella cultura e nell’economia locale, contribuendo allo sviluppo di attività come l’artigianato, il commercio e l’agricoltura. La convivenza tra ebrei e cristiani a Pitigliano fu generalmente pacifica, creando una particolare simbiosi culturale che ha influenzato anche le tradizioni gastronomiche locali.

Cosa vedere ancora a Pitigliano? La residenza dei conti Orsini, ora sede del museo di arte sacra, la fontana medicea a cinque archi, l’acquedotto seicentesco con il suo maestoso arco di tufo ma soprattutto è bello perdersi nei vicoli e nelle scalinate del borgo. Purtroppo, con le leggi razziali fasciste del 1938 e le successive persecuzioni durante la Seconda Guerra Mondiale, la comunità ebraica di Pitigliano subì un drastico declino. Oggi rimangono pochi ebrei a Pitigliano, ma il patrimonio culturale e architettonico della comunità è stato preservato e valorizzato, includendo la sinagoga restaurata ed il cimitero ebraico e altri luoghi significativi che costituiscono quello che viene chiamato “Percorso ebraico” di Pitigliano.

Oggi il patrimonio culturale è stato preservato nel “Museo della Cultura Ebraica” che mantiene viva la memoria di questa straordinaria storia di convivenza.

Avatar Rino Sciaraffa

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2 risposte a “Pitigliano: La Piccola Gerusalemme d’Italia”

  1. Avatar Anomys
    Anomys

    Vorrei proprio perdermi in una terra che come scrivi  “conosce la durezza e la bellezza” cercami e ritrovarmi in quei vincoli densi di storia assaporando uno “sfratto”.
    Grazie per il tuo impegno nello scrivere e  condividere questi racconti.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie a te che li leggi e fai riflessioni che arricchiscono. Grazie di cuore.

© Rino Sciaraffa