La tomba dei giganti.
L’imponenza della pietra
Nel cuore della Gallura c’è un altro luogo che abbraccia il tempo. Pietre monolitiche, disposte con precisione, raccontano una storia ancora avvolta nel più completo mistero. Tutto ciò che possiamo decifrare è la forza con cui domina il paesaggio, come un portale verso l’ignoto. Una stele centrale, alta, imponente ed intorno linee di pietre disposte ad abbracciare la centralità di uno spazio destinato al sacro, un grembo nel quale il passato riposa ed il presente si interroga.
La possanza di questa struttura non è connaturata nelle pietre, ma è la potenza di una cultura che ricordava con venerazione i propri morti, o più semplicemente cercava di renderli invincibili al tempo trascorso. La tomba non solo come sepolcro rispetto alla caducità della carne, ma luogo di connessione il cui fulcro è costituito dai riti e dalle cerimonie, in un ponte tra visibile ed invisibile fatto di linguaggio simbolico, tra l’astratto del significato e il concreto del significante.
La disposizione delle pietre, rispetto al monolite centrale forma una sorta di imbuto, a definire che tutto arriva sempre ad un punto, attraverso il quale sussiste il mistero dell’esistenza e l’altrettanto misterioso futuro. La grandezza geometrica di questo sito è stimolante per deduzioni matematiche: lungo 30 metri ed alto, nel suo punto massimo 3 metri, una altezza che l’occhio umano percepisce come imponente, ma una profondità che dà la misura di quanto più grande sia il senso della vita rispetto alla sua apparenza. Una proporzione geometrica di 1 su 10 la cui sommità era ricoperta di terra a formare una cupola la cui facciata era absidata, in un parallelo fra cupole ed abside che richiama le chiese e le cattedrali cristiane.
La facciata è disposta a semicerchio e gli studiosi ritengono possa collegarsi a tutti i culti legati alla tauromachia, culto antichissimo che celebra la forza di questo animale, che l’uomo cerca di dominare, cavalcandolo, afferrandolo per le corna, come rappresentato nel palazzo di Cnosso a Creta con la raffigurazione della cerimonia chiamata taurocatapsia (in greco ταυροκαθαψία, “salto del toro”). L’uomo che celebra la forza del bovino ponendola a simbolo della forza della natura, ma, da parte dell’uomo c’è anche l’incessante ed ostinata volontà di dominarla e vincerla. Non a caso questo eterno combattimento si trova celebrato proprio all’interno di questi luoghi di sepoltura, affianco ad un’altra divinità, conosciuta tra tutte le popolazioni mediterranee: la dea Madre
Una “madre” che nel suo dominio ha un patto silenzioso, un pugno severo che si staglia contro la fragilità umana. La mano dell’uomo, invece, tende al dominio, alla rivincita sulla natura, una forza che è sia trasformatrice che distruttrice in un equilibrio irrisolto fra fragilità e riscatto.


6 risposte a “La tomba dei giganti.”
Grazie ! Dio ti Benedica !
Grazie, Rino, sei una fonte di ricchezza per me!! Devo riflettere sulla profondità del tua ragionamento in questa descrizione!! Quanta verità in tutto cioè che hai scritto!! e quanta sensibilità .. Mi prendo del tempo per riflettere .
Grazie Rino, È sempre bello leggere i tuoi articoli 🤗
Grazie a te Brindusa per aver letto il mio racconto e grazie del tuo commento.
Ancora una volta un racconto interessante in cui sono molti gli spunti di riflessione:
1) Delimitare una zona che rappresenta qualcosa di sacro, come circoscrivere la personale zona d’ombra data dall’arcano di ciò che ci aspetta oltre l’esistenza mortale. Questo avviene in molte culture, mi chiedevo se esistono popoli che non hanno mai vissuto demarcando spazi dedicati allo spirituale e al materiale quasi questi fossero un tutt’uno.
2) La disposizione delle pietre “ad imbuto” mi ha ricordato il sogno in cui mi trovavo in un luogo indefinito (probabilmente un’altura) in cui davanti ad una piccola chiesa si apriva una sorta di voragine, uno stadio al contrario, che visto da sopra sembrava enorme e poi percorrendo le gradinate che portavano al centro ci si rendeva contro che era tutta un’ illusione ottica e quel centro era una piccola piattaforma claustrofobica.
3)La “mano dell’ uomo” che può creare o distruggere che come scrivi si trasforma in un’ossessiva necessità di imporsi, ad un primo livello verso il creato, e, ad un secondo verso le altre creature animali e umane!Un atteggiamento primordiale scaturito dal nostro stesso DNA. Questo forse all’ origine di tutte le brutture dell’ intera storia umana. E se tutte queste forze individuali si fossero unite verso un’impresa corale piuttosto che tentare di annullarsi l’un l’altra…?
Grazie ancora una volta per il tuo studio frutto di una ricerca profonda e genuina che condividi generosamente.
bellissimo racconto… bellissima la descrizione della tomba dei giganti con la struttura architettonica della cattedrale.
Grazie per qst racconto
Grazie a te per il tuo riscontro.