Un’impronta lasciata in mezzo al mare.

Terra e cielo, acqua e fuoco.

Una terra che i Greci hanno chiamato “impronta” – Ιχνούσσα  (Ichnussa) o “sandalo”- Σανδάλιον (Sandálion), un piede posato sull’acqua, un segno lasciato dagli dèi in mezzo al mare. L’impronta è segno di un passaggio, una traccia lasciata e scolpita, prima di far scomparire, nelle nubi del tempo, chi l’ha posata. L’impronta è anche destino e destinazione, il primo regolato dalle impreviste mutazioni, il secondo inciso nella volontà, in entrambi i casi, però, cesellati nei solchi della memoria e nelle pieghe delle mani. L’impronta è memoria, una forma ricalcata dalla quale emerge il peso di una storia lunga, cesellata dai passi lenti ed ostinati di chi l’ha abitata. La Sardegna è un’isola sempre rimasta selvaggia e sacra, una terra di fuoco ed acqua, di vento e di mare. Il passato è una presenza che non svanisce ma che si abbandona alle correnti del tempo, mutando direzione e riprendendo forza.  Il mito, la tradizione e l’universo simbolico è la forza della voracità del passato che continua a sopravvivere con sussulti, sì periodici, ma mai domi.

Tutto questo, in Sardegna, è il segno lasciato dai nuraghi sulle colline, dai solchi dei carri sulle antiche vie romane, dai resti archeologici greci e fenici, da chi ha gettato le reti nei suoi mari e ha camminato con le greggi scolpendo sentieri. È un marchio di terra attraversata dal vento, solcata dall’acqua ed inciso nel fuoco. Tutti questi elementi naturali, fusi insieme, in un miscuglio di credenze e pratiche religiose che travalicano il tempo in uno spazio complesso nel quale, le tradizioni, diventano elaborati strumenti di comunicazione con la terra e con mondi invisibili. La terra è vista come “madre generatrice”, tema allegorico diffuso in tantissime civiltà mediterranee, da quella greca con Gea a quella romana con Tellus.  La religiosità sarda si caratterizza per un singolare sincretismo che fonde credenze cristiane con pratiche pre-cristiane. Le festività religiose conservano spesso nuclei rituali pagani, dove la dimensione sacra trascende i confini delle religioni istituzionali, anzi queste ultime sono l’humus vitale in cui le prime continuano a vivere. L’antica spiritualità sarda rivela una profonda connessione con la terra, in cui i rituali agricoli sono pregni di significati spirituali profondi. Le pratiche legate alla semina, al raccolto e all’allevamento non sono mere attività economiche, ma veri e propri atti intrisi di sacralità.

Come ogni cultura antica ci sono riti legati al fuoco, come le celebrazioni del “Su Fogarone” per Sant’Antonio Abate (17 gennaio) e i falò di San Giovanni (24 giugno) che hanno chiare origini pagane, legate ai culti solari e alla purificazione. Il fuoco è, per molte culture mediterranee, associato ai solstizi e agli equinozi, ben presenti anche nel calendario nuragico. Il fuoco anch’esso è sacralità e distruzione, sia nelle case che negli antichi templi. E’ associato anche a simbolo di potere e di trasformazione in cui, il fuoco, segna sempre il confine tra il divino e l’umano. Come non ricordare il “furto sacro” di Prometeo, che ruba il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini? Ma il fuoco è anche conoscenza ed è per questo che Zeus punì Prometeo, incatenandolo in una roccia dove un’aquila divorava ogni giorno il suo fegato.

Anche l’acqua ha sempre avuto, in tutte le culture religiose, un valore paradigmatico significativo, in bilico tra l’identificazione con lo scorrere della vita e gli atti di purificazione, oltre ad essere associata ad elemento che porta guarigione e simbolo di fertilità.  Le fonti sacre e i pozzi nuragici erano luoghi di culto dedicati a divinità acquatiche. Oggi, molti santuari cristiani sorgono presso antiche fonti sacre come “Su Tempiesu” a Orune, o “Santa Cristina” a Paulilatino, il primo in provincia di Nuoro e il secondo in provincia di Oristano.  In tutto il Mediterraneo, l’acqua era origine della vita e confine dei mondi conosciuti, che fosse mare o sorgente, in un legame sempre ambivalente ed in bilico tra dono e punizione, tra vita che emerge ed inabissamento, da Poseidone a Nettuno, dal fenicio Yamm all’egizio Hapy. Le fonti sono anche simbolo di saggezza e luogo di guarigione della mente e del corpo, perché immergersi in esse significa oltrepassare una soglia invisibile che lascia alle spalle il passato e riemerge a nuova vita, e non può esserci vita, se non purificata dalla saggezza ed acquietata dalla riconciliazione con se stessi e con il mondo circostante.

La Sardegna si conferma un arcipelago di misteri antropologici, un luogo dove la storia non è un racconto lineare, ma un tessuto complesso di stratificazioni culturali. Le sue pratiche religiose e i suoi rituali non rappresentano semplici testimonianze folkloristiche, ma veri e propri portali attraverso cui comprendere le profondità di una civiltà che ha saputo preservare la propria identità nel corso dei secoli.

Avatar Rino Sciaraffa

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8 risposte a “Un’impronta lasciata in mezzo al mare.”

  1. Avatar Luca
    Luca

    Grazie Rino, sempre molto interessante leggere quello che scrivi

    1. Avatar Rino Sciaraffa
  2. Avatar David Guadagni
    David Guadagni

    Grazie Rino, “È un marchio di terra attraversata dal vento, solcata dall’acqua ed inciso nel fuoco”. Parole che per chi è stato in Sardegna rappresentano perfettamente sia il luogo che le persone che ci vivono. Grazie ancora perché attraverso quello che scrivi, riesci a far emergere anche i profumi di questa terra straordinaria.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie a te caro David, per il tuo commento ed apprezzamento del racconto. Bhe, insieme potremmo raccontare un’altra isola, quella del Giglio. Che ne pensi?

  3. Avatar Anomys
    Anomys

    Non sapevo di questa luogo associato a questa credenza sarda. Impronte degli dei…Interessante! Mi ha colpita particolarmente quando parlando dell’acqua affermi che questa può far emergere o inabissare. Possiamo dire che la manifestazione di un evento attraverso un elemento trova specifica interpretazione in funzione del contesto in cui si svolge o dell’intento che muove i suoi attori principali. Ho anche rilevato un’assonanza tra il simbolo dell’acqua e quello del fuoco, in quanto entrambi sono elementi che possono portare alla distruzione, ma rappresentare anche la rinascita. È curioso come la un fenomeno paranormale sia spesso circoscritto ad uno o più dei quattro elementi e come, al contempo, acqua, fuoco, aria e terra siano i punti cardine della nostra routine! Ci sarebbe molto da dire…!!!

    Grazie e al prossimo racconto!

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Hai perfettamente ragione. Ci sarebbe molto da dire. Infatti gli elementi naturali, soprattutto quelli antitetici, sono spesso presenti in diversi rituali e forme di culto diversissimi. L’elemento magico-simbolico è presente in tante dimensioni religiose dell’uomo. Continuando a “viaggiare” all’interno dei racconti cercherò di raccogliere e condividere diversi aspetti di questo argomento. Grazie sempre del tuo commento.

      Un caro saluto

      1. Avatar Anomys
        Anomys

        Wow! Si prospettano altri racconti molto interessanti!! Grazie e alla prossima!

  4. Avatar Blanca Briceno

    Giovanni 7 :37-38 “Fiumi d’acqua viva

    37 Or nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù si alzò in piedi ed esclamò dicendo: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva”.

    Grazie Rino!

    Blanca Briceño

© Rino Sciaraffa