Il carnevale antico, (Su carrasecare antigoriu)

Un viaggio tra i carnevali della Sardegna.

Il carnevale non è solo un periodo festivo, un tempo che oggi, in epoca cristiana, viene collocato prima della Quaresima. Due opposti che hanno una loro qualificazione differente: profano e sacro, abbondanza e privazione quaresimale, caos e ordine. Il Carnevale con la sua esplosione di vitalità, trasgressione e eccesso alimentare (in particolare di carne, come suggerisce l’etimologia “carnem levare”) si configura come antitesi perfetta del periodo di quaranta giorni nel quale, il cattolicesimo prevede momenti di digiuno, penitenza e moderazione imposta.  Due opposti che riflettono una necessità culturale di gestire la dialettica tra corpo e spirito, tra trasgressione e norma, tra disordine ed ordine. Le due celebrazioni antitetiche trovano una reciprocità intrinseca.  Il Carnevale, un’inversione temporanea di ruoli e di ordine sociale dove le gerarchie quotidiane vengono sovvertite, di rottura delle convenzioni, “un tempo liminale” come lo ha definito un antropologo, Victor Turner. Alla definizione antropologica aggiungiamo una osservazione psicologica poichè innata nell’uomo la pulsione a trasgredire e tradire i ruoli definiti in una spinta constante ad evadere. Dietro queste feste c’è il nesso sostanziale della nostra umanità inquieta: è nel caos che cerchiamo una regola ordinatrice.

Nel caos, come sostiene Claude Lévi-Strauss, il nostro sistema di pensiero binario, attraverso gli opposti, trova un ordinamento simbolico della realtà. Inoltre, il carnevale non è solo una festa di travestimenti e allegria, ma un vero e proprio rito di passaggio che celebra il ciclo della vita, della morte e della rinascita, riflettendo l’antico rapporto tra l’uomo e la natura. Tutte le festività umane hanno come motivo d’esistere i cicli della terra, morte e rinascita e si trovano sempre all’interno di opposti.

Dopo aver parlato della festa ebraica del Purim, voglio portarvi alle feste carnevalesche in Sardegna che hanno origini precristiane, legate ai culti agrari e pastorali. Al loro interno ci sono veri e propri riti di propiziazione e di scongiuro, con maschere che rappresentano la lotta tra l’ordine e il caos, tra il bene e il male, tra il mondo umano e quello animale manifestate attraverso personaggi simbolici che incarnano le forze della natura e il destino dell’uomo. Il carnevale in Sardegna, soprattutto nei paesi della Barbagia, ha un volto di mistero e di paura ed ogni maschera, presenta un significato ed una storia particolare, in cui antichi riti agro-pastorali e rurali ripercorrono storie dove l’uomo e gli animali sono i protagonisti indiscussi.

Uno degli esempi più emblematici è il Carnevale di Mamoiada, in provincia di Nuoro, con le maschere dei Mamuthones e Issohadores. I Mamuthones, vestiti con pelli scure e grandi campanacci, avanzano con un passo pesante e cadenzato, simboleggiando gli antichi spiriti della natura. Altri sostengono che rappresentino coloro che sono prigionieri della propria sorte con un valore simbolico suggestivo. Gli Issohadores, vestiti di rosso e bianco, rappresentano invece l’elemento dell’ordine: con una fune catturano uomini dal pubblico, in un gesto che richiama antichi rituali di fertilità e dominio sul caos. Un’altra maschera significativa è quella dei Boes e Merdules di Ottana (NU), dove il Boe (bue) rappresenta la forza primordiale della natura, mentre il Merdule (dal latino “sterco” – vorrei dire più propriamente “merda”) diventa simbolo della fatica contadina rievocando l’uomo che tenta di domarla. Questo rapporto tra uomo e animale è una chiara allegoria della condizione pastorale dell’isola, dove il bestiame era, ed è ancora, il centro dell’economia rurale. In tutto questo si mescolano, in un coerente sincretismo, spiritualità e contingenza umana.

Un esempio di questo sincretismo è il Carrasecare di Orotelli, sempre in provincia di Nuovo, con la maschera dei Thurpos, uomini vestiti di nero e coperti di fuliggine che impersonano contadini e pastori ciechi, simbolo di una condizione di privazione e dolore interiore, in un legame tra sofferenza esistenziale e desiderio di rinascita, un’oscurità che precede una rinascita (liberatoria) pasquale.  Anche la fine del Carnevale ha una forte connotazione rituale. A Tempio Pausania, in Gallura, provincia di Sassari, il personaggio del Re Giorgio, sovrano simbolico del Carnevale, viene processato e condannato al rogo, segnando il termine del periodo di eccessi e il ritorno all’ordine. Questo rituale richiama i sacrifici arcaici e il tema della morte e della rinascita, centrale anche nel cristianesimo.

Ecco che la festività ripropone, al suo interno, la tensione caotica della nostra esistenza, in un anelito di rinascita oltre che di una eterna conflittualità interiore. In tutto ciò scorgiamo non solo una festa, ma un viaggio nel tempo, un’eredità di miti e tradizioni che parlano di fatica, di speranza e di rinascita. Tra maschere inquietanti, riti arcaici e simboli religiosi, il carnevale continua a essere un momento di profonda identità culturale, in cui il passato e il presente si fondono in un’unica, potente espressione della vita.

Avatar Rino Sciaraffa

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4 risposte a “Il carnevale antico, (Su carrasecare antigoriu)”

  1. Avatar Anomys
    Anomys

    Un bel racconto che anche questa volta esprime il “carattere” del tuo pensiero che connette tradizione e modernità, miti arcaici e sensibilità contemporanea.
    Ci pensavo in questi giorni, il carnevale: carri, carrozze, carovane e cavalieri…Ho comprato una maschera per cavarne giochi di ombre e svelare una delle mie parti più intime, la voce, in un duetto karaokiano piuttosto simpatico ed enigmatico.
    Ad un tratto, un focus sulla scissione e complementarità di “maschera” e “costume” che a volte viaggiano in coppia, altre no. La prima, come dicevamo la volta scorsa, può occultare o svelare una personalità, ma il secondo fa più pensare al rivestire un ruolo codificato. Nel caso del carnevale sardo, incarna figure “umane e non” richiamando una simbologia precisa e stratificata. Fortissima l’immagine dei “Thurpos”, figura bivalente divisa tra dolore e desiderio che mi ha riportata al concetto baudelairiano di spleen ed ideale. Per quanto lo spleen equivalga alla noia ma quest’ultima corrisponde ad un dolore muto ed un malessere cieco, il manto scuro e poco sagomato di una sofferenza spersonalizzante. Qualcosa grava sull’essere umano, indistintamente da epoche e luoghi, questo qualcosa induce a ricercare una qualche liberazione.
    Grazie ancora una volta per questo spunto di riflessione!

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Commento ricco di spunti, grazie. Molto interessanti le tue riflessioni sul concetto di mascherarsi.

  2. Avatar Nicolò
    Nicolò

    Bella riflessione! Credo che ancora oggi ci sono persone che vivono questo momento seriamente, il martedì Grasso del Carnevale e il mercoledì delle Ceneri con l’inizio della Quaresima. Con momenti di gioia e momenti di astinenza e penitenza. Ci sono alcune tradizioni e culture che bisogna continuare a rispettare perché rispecchiano la nostra storia.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Concordo con te, conoscere il passato di determinati passaggi storici ci aiuta a riprendere i fili della nostra storia al presente. Grazie caro Nick

© Rino Sciaraffa