Il Mistero e la Leggenda del Ponte di Veja

Questo racconto di oggi ripercorre i ponti e la pietra, riallacciandosi alle narrazioni precedenti. Lambisce anche le tre sfere concentriche su cui baso ogni mia narrazione: luoghi, persone e narrazioni storiche o miti.

Vi porto nei Monti Lessini, un altopiano tra Verona, Vicenza e Trento, un’area naturale che accarezza il fiume Adige e le cui sommità toccano tra i 1.500 e i 1.800 metri di altezza. Fu spazio abitato dall’uomo in tempi remotissimi, presumibilmente già dal II millennio a.C., in cui i suoi abitanti utilizzarono la selce per i loro manufatti ed al contempo ripararsi nelle insenature e nelle grotte. In questi luoghi, dove il tempo ha una sua connaturata lentezza, si erge il Ponte Veja, un arco naturale di roccia che, da millenni, sfida la gravità con la sua imponente presenza.

Leggende locali raccontano che non sia solo un ponte, ma il guardiano silenzioso di antiche memorie. In effetti lo è, perché noi uomini siamo “fatti di storie”. Costruiamo storie per dare significato all’inspiegabile, siamo fatti di storie perché abbiamo bisogno di memorie collettive che ci leghino ai nostri luoghi di origine o che placchino le nostalgie di un passato ricevuto dalle generazioni che ci hanno preceduti. Le storie preservano un’identità culturale e trasmettono, nella loro circolarità temporale, valori condivisi. Le storie creano connessioni emotive fra luoghi e persone, perché ogni luogo è uno spazio di passaggio nella nostra vita ed è un luogo nel quale lasciamo traccia della nostra transitorietà.

Questo ponte naturale, lungo 20 metri, con un’arcata doppia rispetto alla sua lunghezza e uno spessore roccioso medio di 9 metri, ha un’origine carsica. Probabilmente fu una grotta che, attraverso l’erosione dell’acqua, perse il suo domo, ovvero la sua conformazione emisferica rocciosa. Tutto questo lavoro millenario dell’acqua ha restituito un ponte roccioso sul quale l’uomo ha posato i propri piedi e ha deposto le proprie storie. Si è convinti che Dante Alighieri si sia ispirato a questo ponte naturale per descrivere le infernali Malebolge, nell’ottavo cerchio, in cui sono puniti i fraudolenti. Il pittore Andrea Mantegna riprodusse il ponte negli affreschi del Palazzo Ducale di Mantova, nella Camera degli Sposi, nell’opera che viene chiamata “L’Incontro”.

Ad una storia d’amore è legata la leggenda più bella del Ponte Veja. Un giovane, di nome Cereo, si innamora di una fanciulla di nome Veja e proprio in quel luogo vivono la loro travolgente storia d’amore. Storia d’amore che, come spesso accade, ha un suo rivolgimento tragico. Ai due nomi è accostata una seconda leggenda completamente diversa. Cereo è un gigante malvagio che semina terrore e violenza nella vallata, invidioso della bellezza del luogo e della serenità dei suoi abitanti. Veja, un altro gigante, viene in soccorso di questo luogo e sconfigge Cereo lanciandogli enormi massi, uno dei quali, schiantatosi al suolo, formò questo splendido ponte. Secondo la tradizione popolare, quando il vento soffia sotto questa arcata in pietra, il sibilo che si ode è il respiro del gigante Veja, che protegge la vallata e i suoi abitanti, ricordando anche lo sforzo fisico per sconfiggere il male. Antiche storie che nel silenzio della valle continuano ad esser sussurrate e custodite, mentre il ponte, il vero gigante naturale, continua a vegliare sulla Lessinia come ha fatto per milioni di anni, immobile guardiano di pietra di un mondo che cambia.

Amore e dolore, bene e male, connotano le due leggende, opposti diametrali che riconducono alle nostre quotidianità e riportano le nostre esistenze a inconciliabili dualismi verso i quali l’uomo deve saper porre una precisa scelta o un determinato argine. In tutto questo si scorge un bisogno di appartenenza dentro un perimetro valoriale rispetto al quale ogni uomo vive schemi interpretativi condivisi, decifrando esperienze e offrendo significati.

La nostra globalizzazione digitale ci fa vivere appartenenze culturali multiple che trascendono luoghi geografici; anzi , si trasformano in non-luoghi, che non modificano il bisogno di appartenenza, ma ne condizionano fortemente le espressioni.

Avatar Rino Sciaraffa

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8 risposte a “Il Mistero e la Leggenda del Ponte di Veja”

  1. Avatar Roberto
    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie per il tuo commento….non mi riferisco alla “G”, ma a quello che in privato mi hai scritto.

      Un caro saluto Roberto

  2. Avatar Nicolò
    Nicolò

    la frase che mi ha colpito : “ogni luogo è uno spazio di passaggio nella nostra vita ed è un luogo nel quale lasciamo traccia della nostra transitorietà”. Ti fa riflettere sulla vita di ognuno di noi cosa lasciamo sul percorso e sullo luogo in cui abbiamo vissuto.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie caro Nick per il tuo commento, molto bello. Si i luoghi sono i punti di approdo della nostra esperienza che si snoda tra due coordinate fondamentali: il tempo e lo spazio. Spazio inteso come dimensione aperta del nostro vivere e che sono la cifra del nostro passaggio in questa vita.

  3. Avatar automaticzorro7b8b14352b
    automaticzorro7b8b14352b

    Una bella e coinvolgente narrazione. Grazie per le riflessioni che hai sviluppato sui luoghi e l’identità.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie a te per il tuo commento e il tuo riscontro.

  4. Avatar Anomys
    Anomys

    Grazie per questo nuovo “volo” sul Mondo.Ho provato a chiedere ad una mia amica che viaggia molto verso mete di questo tipo se conosceva questo ponte ma anche lei era allo scuro di tutto.Per me, le leggende non sono mai state solo storie tramandate: hanno dominato sui luoghi stessi, trasformandoli in scenari viventi, in scrigni di voci sussurrate dal vento. Ho camminato per strade in cui il tempo semrbava sospeso, ho sentito il richiamo di spazi che parlavano attraverso parole mai dette. La realtà non si oppone al mito: lo accoglie, si piega a esso, diventa il suo palcoscenico. Così, nel mio mondo, non sono i luoghi a contenere le storie, ma le storie a dare vita ai luoghi. E quando il vento soffia, non è solo aria in movimento, ma il respiro remoto di chi è stato…

    PS è così strano perché il nome di questo ponte non mi suona nuovo non capisco come possa trovarsi in un angolo della mia dispersiva.memoria. Per caso avevi già accennato ad esso?

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie del tuo commento…. grazie della tua profonda riflessione. In effetti è cosi: “…La realtà non si oppone al mito: lo accoglie, si piega a esso, diventa il suo palcoscenico. Così, nel mio mondo, non sono i luoghi a contenere le storie, ma le storie a dare vita ai luoghi.” Confermo che è la prima volta che scrivo qualcosa su questo ponte, seppur ho trattato, come hai letto, di altri ponti. Un caro saluto ed ancora grazie.

© Rino Sciaraffa