Stolpersteine, le “pietre d’inciampo”
In prossimità della Giornata della Memoria, il racconto di oggi ci porta in un luogo, anzi in più siti sparsi per mezza Europa, in oltre 75.000 luoghi differenti. Le “Pietre d’Inciampo”, conosciute in tedesco come Stolpersteine, rappresentano uno dei più significativi e capillari monumenti diffusi dedicati alla memoria delle vittime del nazismo. Sono nate dall’idea e dal progetto artistico, realizzato dall’artista tedesco Gunter Demnig, che a partire dal 1992, posiziona piccoli blocchi di pietra ricoperti da una targa d’ottone nelle strade e nei marciapiedi davanti alle ultime abitazioni delle vittime del nazismo.
Piccoli blocchi di pietra, simili ai comunissimi “sampietrini” di una dimensione di 10 cm x 10 cm, sui quali sono incise queste parole: “Qui abitava” seguito dal nome della persona, l’anno di nascita, la data e il luogo di deportazione e, quando noti, la data e il luogo della morte. Queste pietre commemorano non solo gli ebrei, ma tutti coloro che furono perseguitati dal regime nazista: oppositori politici, Rom e Sinti, omosessuali, disabili mentali e fisici ed appartenenti a confessioni religiose come i Testimoni di Geova.
Il “qui abitava”, un semplice verbo all’imperfetto che ricorda una memoria di vita spezzata dall’odio e dalla follia. Una vita normale di persone che abitavano e godevano di una quotidianità violata ed infranta. L’imperfetto può esser percepito non come un verbo al passato, ma come una percezione di continuità di una presenza che non è più presente, di una vita fatta di lavoro, spesa, vicinato, prossimità relazionale, di normalità offuscata dall’ irrazionalità di uno dei periodi storici più cupi della nostra Europa. La forza del “qui” è altrettanto dirompente, un piccolo avverbio di luogo che ci costringe a fare memoria ed a indicare un punto specifico, molto preciso. Infatti, esse sono posizionate di proposito proprio davanti al portone dell’ultimo luogo conosciuto ed abitato da chi vide, nella deportazione nei campi di concentramento, l’ultimo momento di vita libera.
Il “Qui viveva”, trasforma anonimi punti delle città, in luoghi dove è necessario fare memoria viva, ricordandoci che l’Olocausto non è avvenuto in luoghi lontani ed astratti, ma proprio sotto le nostre finestre, nelle nostre strade ed ad un “prossimo”, una donna od un uomo che sarebbe potuto essere un nostro vicino di casa, se la storia e la vita non ci avesse catapultato in un altro periodo più distante nel tempo. Il verbo e l’avverbio creano un ponte tra passato e presente, tra la quotidianità di allora ed il nostro presente.
Queste discrete pietre sono un monito di come la barbarie si sia infilata nella normalità di una vita, trasformando “vicini” in vittime, in un gioco malefico di carnefici e vittime, di complici silenziosi o di ignavia compiacenza. Due semplici espressioni che chiedono di essere custodi della memoria, di rimanere sentinelle vigili contro ogni forma di disumanizzazione della storia.
Il termine “pietre d’inciampo” non va inteso in senso fisico; infatti, le pietre sono perfettamente a livello del suolo, bensì in senso metaforico: chi passa è “costretto” a fermarsi, a piegarsi per leggere, a cogliere nomi e cognomi, date di nascita, luogo di morte e ci porta ad “inciampare” con la mente ed il cuore, per chi vuole riprendere, non un semplice ricordo, ma il senso di una vita che non c’è più. Chinarsi, leggere un’epigrafe, compiere un gesto di rispetto, “inciampando” noi stessi, nel ricordo di una anonima persona, che rimane incisa nelle strade della storia e non solo dentro le vie con i propri toponimi. Queste semplici pietre, grazie a questo straordinario artista tedesco, diventano un progetto di grande portata che ci porta idealmente in Germania, Italia, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca…
Ciascuna pietra è posta personalmente da Gunter Demnig in una piccolissima e laica cerimonia che spesso vede partecipi studenti insieme a quanti sono oggi eredi viventi di una tragedia del passato.
La forza di questo progetto risiede nella sua capacità di riportare la memoria dell’Olocausto nella quotidianità delle persone, trasformando i luoghi comuni in punti di riflessione. Le pietre creano una connessione diretta tra il presente e il passato, ricordandoci che le vittime non furono numeri anonimi, come spesso vengono racchiusi nelle commemorazioni storiche.
Chiunque può chiedere la collocazione di pietre d’inciampo allorché si riesce a costruire la storia della persona scomparsa. La semplicità di una pietra rivestita di ottone contribuisce alla conservazione, non solo di una memoria singola, ma bensì collettiva, una commemorazione che lega un passato storico ad un presente che può esser sempre pieno di intolleranze e odio; un passato che può ritornare ad esser presente, se solo inciampassimo nuovamente negli errori passati della Storia.


6 risposte a “Stolpersteine, le “pietre d’inciampo””
Grazie Rino. Ricordare sempre, mai dimenticare, per costruire un futuro migliore
Grazie a te e concordo sulla necessita di non dimenticare.
Racconto/storia davvero emozionante. Grazie per il ricordo di questo artista, di Gunter Demnig.
Ora cercherò se nella mia provincia, Bergamo, ci siano pietre d’inciampo.
Paolo
Grazie Paolo del tuo commento. Finalmente so dove abiti, o per lo meno, in che provincia abiti.
Probabilmente se cerchi su un qualsiasi motore di ricerca potrai trovarle.
Un caro saluto
Molto interessante. La nostra storia è molto importante per le generazioni future che hanno tendenza a dimenticare o non dar più importanza. Grazie Rino.
La “memoria” come ben sai argomento a me particolarmente caro! Bellissima riflessione che ci porta a ricordare con sensibilità e consapevolezza. Perché se non iimpariamo dal passato le metaforiche pietre d’inciampo nel tempo presente potrebbero esseer l’indifferenza, la disinformazione e la normalizzazione dell’odio. Sono gli ostacoli che ci impediscono di vedere le ingiustizie, rendendo il passato un’eco distante invece che un monito attuale.
Grazie per la condivisione!