Il Ponte del Diavolo

Tra ingegno umano e sfida con il Male

Innumerevoli ponti di pietra dalle suggestive arcate, in diversi Paesi del mondo, condividono un denominatore comune o, meglio, una paternità comune, quella diabolica. Con “Ponte del Diavolo” si fanno riferimento a architetture naturali e manufatti in ben 21 Nazioni, dall’Algeria alla Svizzera, con due Paesi che detengono questo oscuro record di “ponti del diavolo”: la Francia ne conta 26 e l’Italia 28; mi è bastata una semplice ricerca su un noto portale enciclopedico online per scoprirlo.

Ogni mio racconto nasce da elementi che mi incuriosiscono e su cui cerco di fare brevi ricerche; in particolare, quest’ultima è dovuta al fatto che in Piemonte, la regione in cui vivo, ce ne sono due. Visitando Pavia ho scoperto che il loro celebre ponte coperto, bellissima architettura denominata anche Ponte Vecchio (sì, proprio come a Firenze), che scavalca il Ticino, viene chiamato Ponte del Diavolo. Curiose simmetrie geografiche e curiose attribuzioni malefiche a questi toponimi-omonimi. Come è facile immaginare, a ciascun ponte del diavolo è attribuita una leggenda diversa che vede come protagonista, a vario titolo, questo inquietante “architetto” che cerca di aiutare l’uomo nell’attraversamento e nel superamento di ostacoli naturali.

Talvolta il nome del ponte è declinato come Ponte del Diavolo, altre volte il nome del maligno è al plurale: una singolare variazione dal singolare al plurale, in cui si nota che in alcuni casi la “forza del male” ha bisogno di un aiuto suppletivo per completare un’opera.

Perché questi nomi? Non sarebbe stato di valore autocelebrativo voler attribuire ardite costruzioni all’ingegno umano piuttosto che rimandarle, non per umiltà, all’opera del maligno? Sappiamo che il valore narrativo epico, mitico-religioso oppure di carattere “misterico” ha sempre una forza evocativa, quella di una collettività, che necessita di elementi narrativi comuni per mantenere nel tempo elementi descrittivi essenziali aggirandone i dettagli, che generalmente non sono mai troppo interessanti. In definitiva, questi nomi epici risultano sempre vincenti se attribuiti al male, in una sorta di slogan di marketing “ante litteram”.

Esistono anche nomi di ponti legati ad esseri angelici, ma nella maggior parte dei casi, gli angeli non costruiscono i ponti, piuttosto li difendono, mentre il Diavolo, in queste storie, ne è l’artefice. La leggenda che trovo più singolare è quella del Ponte del Diavolo in provincia di Lucca, a Borgo a Mozzano, nell’entroterra toscano. Essa narra di un costruttore che, sopraffatto dalla difficoltà del lavoro, invocò il Diavolo per completare il ponte in una sola notte. Il Diavolo accettò, ma in cambio pretese l’anima del primo essere vivente che avrebbe attraversato il ponte. Il costruttore ingannò il Diavolo facendo attraversare un cane, ottenendo il suo ponte senza mantenere il patto. L’ingegno umano non fu così acuto da terminare il ponte, ma fu singolarmente astuto nell’ingannare colui che da principio è artefice di ogni opera malvagia. Una leggenda simile si legge per il Devil’s Bridge in Galles (UK), dove a ingannare il maligno fu una donna anziana, ottenendo un ponte per far attraversare le sue greggi al prezzo dell’anima di un cane.

Dentro queste narrazioni ci sono elementi comuni: le necessità umane rispetto alle barriere della natura, l’arditezza di un’opera e il diavolo che interviene per supplire all’una e all’altra. Ma spesso ci sono i cani, ora apprezzati animali domestici, ma non sempre così amati dall’uomo; anzi, spesso vituperati e associati al diavolo insieme a due ungulati come il capro e il maiale. Un altro elemento tipico dell’epica medievale, in combutta con il diavolo, è la figura femminile, da sempre vista come tentatrice e di conseguenza allineabile al tentatore, in uno scambio di addendi tra fine e mezzo.
Queste leggende legate ai ponti del diavolo sono in realtà un riflesso delle paure e delle superstizioni connesse a forze soprannaturali e all’ingegno umano. In ciascuna di esse, il diavolo è rappresentato come una forza potente, ma anche come un personaggio che può essere ingannato o sconfitto tramite l’astuzia e, talvolta, dalla fede, con una singolare prevalenza della prima sulla seconda.


I ponti assumono sempre un valore mitologico in molte culture e sono sempre simbolo di collegamento tra il mondo terreno e quello soprannaturale, poiché simboleggiano il passaggio tra la morte e la vita e una connessione tra stati di coscienza diversi. Non a caso, alcune leggende parlano del passaggio dallo stato di veglia a quello del sonno come un ponte invisibile tra due realtà. Altre mitologie descrivono i ponti come luoghi sede di lotte ataviche tra bene e male e, non a caso, sono stati anche luoghi di celebrazioni e sedi di rituali magico-religiosi. I ponti uniscono o dividono e spesso sono stati luoghi di conflitti o evocatori di vittorie epocali nella storia, uno in particolare, il Ponte Milvio, che diede una vittoria militare a Costantino ed una vittoria religiosa del cristianesimo sul paganesimo.


Nel prossimo racconto vi porterò su un ponte che ho avuto la possibilità di visitare, nel cuore dell’Europa allora devastata da una sanguinosa guerra. Non voglio svelarvi altri dettagli… per creare giusta suspense.

Avatar Rino Sciaraffa

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25 risposte a “Il Ponte del Diavolo”

  1. Avatar silvio Piemonte fistetto
    silvio Piemonte fistetto

    Grazie Rino, anche a Lanzo c’è un Ponte del Diavolo dal quale prende anche il nome il parco di tutta la zona attigua. Ad attraversare per primo il ponte fu, anche qui, un cagnolino.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Silvio. In effetti l’ispirazione del racconto è proprio venuta dalla storia del Ponte in Lanzo Torinese.

      Nelle mie variegate letture ho scoperto, successivamente, che ce ne sono davvero tanti, sparsi per mezzo mondo.

      Grazie del tuo commento.

  2. Avatar Rossella Bruni
    Rossella Bruni

    Alla fine i ponti uniscono due posti altrimenti inaccessibili. Anche per l’essere umano dovrebbe essere così! Dovrebbe costruire un ponte virtuale per cercare di arrivare a capire l’altro.

    Rossella

    Ciao carissimo Rino

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Rossella per la tua osservazione. In effetti gli ostacoli geografici, spesso, sono più facilmente valicabili rispetto alle sponde di opinioni diverse tra noi esseri umani. Valichi più insidiosi e meno accessibili.

  3. Avatar Marta
    Marta

    I ponti sono l’unione di due opposti che altrimenti non potrebbero incontrarsi. Per chi, come me, vive difronte ad un fiume il ponte rappresenta la possibilità di superare un ostacolo per arrivare ad altri luoghi della città, altrimenti impossibili da raggiungere. Un po’ così nella vita, possiamo decidere di costruire un ponte per raggiungere altri o altro e così arricchire e arricchirci.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Marta per la tua riflessione….eh si, conosco bene quel ponte difronte casa tua…un ponte storico tra l’altro. Grazie per la tua riflessione profonda.

      Un caro saluto

  4. Avatar rossanazanetti

    Grazie Rino per questi tuoi racconti. Sono sempre delle scoperte…

    I ponti…croce e delizia dell’essere umano… strumenti di scelta tra dubbio e certezza, tra male e bene, tra vita e morte,tra conosciuto e sconosciuto. A noi la scelta.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Rossana per la tua riflessione. Concordo con te che è tutta una questione di scelta, responsabilità, riflessione individuale….

      Un caro saluto

  5. Avatar Luca
    Luca

    Grazie Rino, molto interessante. La prossima volta che vedrò un ponte mi ricorderò del tuo articolo.

    Luca

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Luca per il tuo commento e sono felice che nei tuoi prossimi viaggi, vedendo il ponte, tu possa ricordare questo racconto.

  6. Avatar Anomys
    Anomys

    Molto interessante! Come sempre ho imparato qualcosa di nuovo, qualcosa che non conoscevo. Ci sono due aspetti che mi hanno colpita particolarmente:

    1) come l’uomo trovandosi nella prova dalla disperazione scenda a patti insani per ottenere un subitaneo aiuto. L’ottica del “voglio tutto e lo voglio adesso” che se gia’ esisteva nei nostri antenati figuriamoci oggi ( con un clic quasi quasi compriamo “prototipi di anime di riserva”. Ovviamente esagero ma poco ci manca!).Divertenti anche gli aneddoti degli umani che illuminati dall’alto ingegno ingannano il re dei raggiri vendendo l’anima di un passante ben diverso da loro😂

    2) Il ponte come un elemento di congiunzione tra qui e l’altrove. Un passaggio, una fase, un frangente, una strada battuta ma talvolta pericolante che ci invita a muovere dei passi per dirigerci dall’altra parte, verso un ignoto più promettente. Un bellissimo simbolo. Ho anche avuto una visione che conduce ad una metafora diversa, cioè quella di un ponte levatoio in cui correre ai ripari scappando dai nemici. In questo caso il ponte rappresenta il ritorno al punto di partenza.

    Grazie Rino per questo splendido viaggio nel tempo e nei luoghi!

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      che belle anche le tue osservazioni. Sempre molto interessanti!!!
      terrò da conto la metafora del ponte elevatoio… infondo il London Bridge lo è

      1. Avatar Anomys
        Anomys

        Grazie Rino! Quando dico che sono una donna retrò non si intende solo come look e gusti musicali (retro wave/anni 80). Infatti con questa visione nostrana di un “ponte levatoio” sembro proprio catapultata direttamente dal medioevo ai giorni nostri😂😂😂

      2. Avatar Rino Sciaraffa

        Non era quella la mia intenzione…ci mancherebbe ….era giusto un riferimento al ponte elevatoio a cui facevi riferimento

  7. Avatar paolo
    paolo

    Bel racconto, ricco di contenuti. Non sapevo ci fossero tutti questi “ponti del diavolo” in Italia. Io che sono Lombardo ne conosco uno, proprio nella mia provincia di Bergamo.

    Leggo sempre con interesse il tuo blog

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Paolo per il tuo commento e di seguire il mio blog.

      Eh si, anche a me ha stupito il fatto che ce ne fossero cosi tanti in Italia (…e non solo in Italia).

      Un caro saluto.

  8. Avatar Anomys
    Anomys

    No ma… Sono proprio io che ho fatto (con una certa fierezza) un “inciso” relativo al mio essere un po’ come cantava Marco Castoldi “Fuori dal tempo”😎

  9. Avatar Alessandro
    Alessandro

    Grazie Rino

    ponte tra due realtà

    ponte che mi ricorda Cividale del Friuli zona dove nacque mia madre ponte del Diavolo sul Natisone

    paura di attraversare un ponte

    gepedophobia

    ponte che noi come cristiani dovremmo essere per indicare l’uscita di sicurezza ,Gesù, verso il Cielo!

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Alessandro per il tuo commento. Conoscevo questo vocabolo gepedophobia che si associa anche a chi ha paura di attraversare un tunnel stradale.

      Un caro saluto.

  10. Avatar Roberto

    Ho dato un’occhiata sul web e ho scoperto che a Cividale del Friuli, a due passi da Remanzacco, dove esiste ancora la “Severino Lesa”, caserma dove ho fatto la leva militare, esiste un ponte con lo stesso nome e con una storia molto simile a quella di Borgo a Mozzano ma non ne avevo mai sentito parlare.

    La metafora del ponte è molto interessante, anche la condivisione di Anomys lo é. Per me, che sono cristiano, esistono solo un ponte per il cielo, che è Gesù, e uno per raggiungere gli altri, che é l’amore.

    Come sempre, leggerti è un vero piacere.

  11. Avatar Roberto

    Ho dato un’occhiata sul web e ho scoperto che a Cividale del Friuli, a due passi da Remanzacco, dove esiste ancora la “Severino Lesa”, caserma dove ho fatto la leva militare, esiste un ponte con lo stesso nome e con una storia molto simile a quella di Borgo a Mozzano ma non ne avevo mai sentito parlare.

    La metafora del ponte è molto interessante, anche la condivisione di Anomys lo é.
    Per me, che sono cristiano, esistono solo un ponte per il cielo, che è Gesù, e uno per raggiungere gli altri, che é l’amore.

    Come sempre, leggerti è un vero piacere.

  12. Avatar Roberto

    Ho dato un’occhiata sul web e ho scoperto che a Cividale del Friuli, a due passi da Remanzacco, dove esiste ancora la “Severino Lesa”, caserma dove ho fatto la leva militare, esiste un ponte con lo stesso nome e con una storia molto simile a quella di Borgo a Mozzano ma non ne avevo mai sentito parlare.

    La metafora del ponte è molto interessante, anche la condivisione di Anomys lo é.
    Per me, che sono cristiano, esistono solo un ponte per il cielo, che è Gesù, e uno per raggiungere gli altri, che é l’amore.

    Come sempre, leggerti è un vero piacere.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie caro Roberto per il tuo commento. Ebbene si, ci sono “Ponti del Diavolo” un po’ in tutte le Regioni d’Italia. Grazie per rafforzare la metafora del ponte e per la tua riflessione spirituale in merito. Un caro abbraccio

  13. Avatar Eva
    Eva

    molto interessante il modo in cui mischi curiosità e aspetti insoliti e il Tuo modo di analizzare l’argomento

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie del tuo commento Eva. Lo apprezzo molto.

© Rino Sciaraffa