Carnac, la necropoli bretone

Il ponte straordinario tra l’uomo contemporaneo e le sue radici più profonde

Nei precedenti racconti vi ho condotto a esplorare un periodo affascinante della storia umana che precede la scrittura, un’era in cui la nostra specie ha comunque lasciato testimonianze durature capaci di sfidare il tempo. Abbiamo osservato segni incisi sulla pietra, codici normativi e leggi divine, grandi massi utilizzati come primi strumenti astronomici e imponenti costruzioni megalitiche destinate a cerimonie rituali.

Dopo aver menzionato il celebre sito di Stonehenge, il nostro viaggio ci conduce ora in un altro luogo altrettanto suggestivo, situato ancora in Europa: Carnac, una località bretone ubicata nel Nord-Ovest della Francia. Questo sito rappresenta uno dei più affascinanti e misteriosi contesti preistorici del continente. Si tratta di un complesso architettonico davvero straordinario, composto da un numero impressionante di pietre che risalgono al periodo Neolitico, precisamente tra il 4.500 e il 3.000 avanti Cristo.

Un tempo lontanissimo, una svolta cruciale nello sviluppo della civiltà umana, caratterizzata da cambiamenti fondamentali e di grandi trasformazioni. Dal Neolitico inizia la transizione da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori-allevatori e il conseguente cambiamento dei rapporti fra l’uomo e la natura. Gli insediamenti umani crescono e diventano sempre più grandi, favorendo la costruzione di abitazioni destinate a rimanere nel tempo. In questo contesto si associano lo sviluppo di credenze spirituali sempre più complesse ed elaborate, legate ai cicli astronomici, a quelli della vita e della fertilità.

Il sito megalitico di Carnac è caratterizzato da un allineamento geometrico lineare di grandi menhir e dolmen. I primi sono enormi pietre conficcate nel terreno, i secondi sono due pietre poste parallelamente e una posta alla sommità. Questo sito si estende in lunghezza per 1,6 km e per 100 m di larghezza, con pietre che variano dai 4 metri di altezza ai 60 cm. Questi monumenti rappresentano una testimonianza straordinaria della capacità umana di dare forma e significato al proprio ambiente, trasformando la pietra in un racconto di civiltà e spiritualità. La ciclicità della vita trova espressione nella pietra, unica e probabile forza capace di sfidare il tempo.

Al sito in questione è legata una leggenda di origine cristiana che racconta di soldati romani all’inseguimento di papa Cornelio. Secondo il racconto, questi persecutori pagani sarebbero stati miracolosamente trasformati in pietre, salvando così il pontefice. Tale leggenda sopravvive ancora oggi, sovrapponendosi alla realtà storiografica, poiché gli uomini preferiscono sempre il racconto alla storia, specialmente quando quest’ultima diventa essa stessa un racconto affascinante.

L’analisi archeologica svela la complessa natura di questo sito, che si configura contemporaneamente come luogo astronomico e funerario, seguendo un modello riscontrabile in numerosi altri contesti sparsi nel panorama europeo. Dall’arcipelago maltese fino alle regioni settentrionali della Germania, passando per l’Inghilterra e la Spagna, emergono testimonianze di insediamenti antichi accomunati da una visione profondamente spirituale e sistemica dell’ambiente circostante. La vita stessa veniva percepita come parte di un meccanismo complesso e interconnesso, nel quale ogni elemento risultava profondamente legato agli altri. Ciò che più colpisce, ripercorrendo le tracce di questi insediamenti, è la straordinaria capacità progettuale e creativa dimostrata da questi gruppi umani. Il loro lavoro rappresentava molto più di una semplice strategia di sopravvivenza: era un’espressione di calcolo scientifico, abilità costruttiva e visione spirituale, che li portava a realizzare opere di sorprendente complessità e significato. Gli antichi popoli elaboravano concetti profondi e universali relativi all’esistenza umana, concentrandosi in particolare sulla morte, la transitorietà e il passaggio dalla vita verso la sua conclusione. Una pietra eretta dal terreno diventa un simbolo significativo: testimonia un passaggio, conferma l’esistenza di qualcuno e mantiene viva la sua memoria tra coloro che restano. Questo meccanismo è analogo a quanto accade nei nostri cimiteri contemporanei, dove una lapide ricorda ciò che non è più, preservando nel contempo l’essenza di ciò che un tempo era vivo. Storie individuali che si intrecciano con una memoria collettiva, generando un legame intimo tra esperienza personale e dimensione comunitaria. Questo approccio rappresenta il frutto di una concezione estremamente elaborata della vita, che si muove al passo con il concetto di transizione e stabilisce una connessione sofisticata tra dimensione fisica ed elaborazione metafisica. In questo senso, Carnac conserva un’impressionante modernità: l’idea di un luogo di sepoltura ordinato, lineare e geometrico, che si avvicina molto ai nostri cimiteri contemporanei, custodi silenziosi delle nostre radici più profonde e ancestrali. Oggi, i megaliti di Carnac continuano a suscitare fascino e mistero, rappresentando un ponte straordinario tra l’uomo contemporaneo e le sue radici più antiche, un monumentale racconto di pietra che narra storie di comunità, spiritualità e capacità umane.

Avatar Rino Sciaraffa

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11 risposte a “Carnac, la necropoli bretone”

  1. Avatar Luca
    Luca

    Grazie per questo articolo Rino, cose che fino ad oggi non conoscevo, tutto molto interessante ed istruttivo.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie a te Luca per il tuo commento e sono contento di raccontar di luoghi non molto conosciuti

  2. Avatar automaticzorro7b8b14352b
    automaticzorro7b8b14352b

    Un altro racconto suggestivo di un luogo di cui non avevo mai sentito parlare. Mi piace molto questo percorso narrativo: riflessioni e luoghi.

    Bella anche la tua frase sul fatto che gli uomini amino le narrazioni e che queste ultime diventino, per lui, storia.

    Al prossimo racconto, nell’anno nuovo.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie del tuo commento. Si, io penso che gli uomini amino le narrazioni e che queste diventino parte integrante del suo essere. Una fusione tra pensiero e racconto, che, in alcuni casi è anche rielaborazione dell’inconscio.

      Un caro saluto

  3. Avatar personagenuine888a691d8c
    personagenuine888a691d8c

    Grazie per questo ennesimo viaggio nella parola e nei luoghi

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie a te ed al prossimo viaggi tra “luoghi e parole”

  4. Avatar Alessandro
    Alessandro

    Grazie Rino molto bello, non lo conoscevo, ma bellissimo il collegamento fra quei monoliti e la vita dell’uomo contemporaneo

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie Alessandro del tuo commento. Un caro saluto

  5. Avatar Anomys
    Anomys

    Un’altra tappa magnifica nel viaggio che noi lettori abbiamo intrapreso con te. Come sempre ben scritto e accessibile anche a coloro che non studiano questi argomenti.
    Mi ha affascinata la leggenda dei persecutori pagani, come tutti i miti nasconde certamente un vago riflesso di verità, un piccolo raggio di luce che si concentra nel solo punto in cui favola e morale si incontrano.
    Veniamo alla riflessione che mi ha scaturito. C’è un evento che ci accomuna e che da secoli e millenni, ispira non solo artisti dissidenti ma anche menti piu’ scientifiche: la morte. L’artista dissidente sogna immagini straniati in bilico tra stelle e onde radio avvolgenti, occasionalmente scendera’ quaggiu’ in preda ad una vertigine lungo la scricchiolante scaletta della razionalità, sfiorando per un attimo i suoi contemporanei. La mente scientifica invece, dovrà analizzare lo stato delle cose ed attribuire un senso a tutto, dovrà smascherare arcani passati, destreggiare le incertezze del presente e criptare i codici che svelano il futuro. Esiste un luogo emotivo e come vediamo nel caso della necropoli di Carnac, anche fisico, in cui la diversità di pensiero diventa un inno corale, in cui i dissociati si rendono conto di essere parte della stirpe umana e le menti matematiche abbandonano teoremi, dettami fisici e formule chimiche, questo luogo d’incontro si chiama “certezza di morte”. Una consapevolezza che puo’ indurre ad ergere monumenti della memoria per meglio ricordare i passeggeri di questo viaggio comune, oppure a delimitare ingegnosamente spazi che in qualche modo segnano la fine di tutto. Una necropoli puo’ al contempo rappresentare un labirinto di vite passate fatto di “angoli-ricordo”, nomi e cognomi come ologrammi proiettati in schermi di pietra, oppure, puo’ costituire quella che chiamo “BASE TERRA” quel luogo, quel momento in grado di offrire uno spiraglio verso l’Aldilà.

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie per il tuo ricco commento. Grazie per come hai lasciato spunti importanti di riflessione. Bellissimo il concetto di “artista dissidente” e la tua definizione di “angoli-ricordo”…. molto interessante.

      1. Avatar Anomys
        Anomys

        Grazie a te!

© Rino Sciaraffa