Altamira, il luogo nel quale l’uomo ha lasciato un’impronta.

Dopo Altamira, tutto è decadenza.

(Pablo Picasso)

Siamo nella Spagna nordorientale, nella Regione di Cantabria. In questo luogo, nascoste nella profondità della terra, come uno scrigno di memorie primordiali, si estendono le grotte di Altamira. Si coricano in un’area circondata da morbide colline, non troppo elevate, vicino la località di Santillana del Mar, nei cui pressi scorre il fiume Saja. Questo puzzle di diversi colori con prati, siepi ed alberi, non troppo distante dal mare del golfo di Biscaglia, è sicuramente differente rispetto al tempo nel quale, uomini, donne e bambini si addentrarono con torce, ocra ed acqua, per disegnare il loro mondo. Le immagini riportano figure di mammut e l’uro, un bovino simile ad un odierno grosso toro, insieme ad animali a noi famigliari come bisonti, renne, cervi, capre e cavalli. Un clima che fu più freddo ed umido di oggi e nel quale, i nostri antenati, cercarono sopravvivenza cacciando, pescando nei fiumi ed alimentandosi con diverse forme vegetali.

Le prime forme di arte umana a noi conosciute, protette nel buio della terra per millenni, appaiono sulla nuda roccia. Pareti grezze che sono un santuario del tempo, nel quale, il buio millenario, ha protetto i primi sussurri creativi.  Le pareti di calcare, modellate pazientemente dall’acqua nel corso di ere geologiche, sono divenute la tela su cui i nostri antenati hanno dato vita al loro pensiero. Non parole scritte ma immagini che riproducono un tempo lontanissimo a cui noi ci rivolgiamo con immensa ammirazione. Tempo nel quale, sotto le tremolanti fiamme delle torce, mani antiche hanno tracciato con maestria sorprendente le forme di un mondo perduto nel tempo.

Le grotte di Altamura in Spagna, oppure quelle di Chauvet, Lascaux e Font de Gaume in Francia, la Grotta del Genovese, sull’isola di Levanzo (Sicilia) e la grotta di Bellagra nel Lazio, sono testimonianza viva di un trascorso lontanissimo dai 18.000 ai 13.000 anni a.C.

Un tempo che per noi è lontanissimo abituati a leggere la storia, in decenni e secoli. Se abbiamo ancora memoria dei primi giorni della nostra vita scolastica, ricorderemo sicuramente immagini di ominidi e della loro evoluzione fisica, atti a spiegare, non proprio precisamente, il darwinismo. Milioni di anni in una striscia di pochi centimetri di pagina e qualche nota con nomi impronunciabili. Eppure è tutto iniziato da lì, ma che noi oggi, Homo Sapien Sapiens, cancelliamo dal nostro orizzonte mentale e relazionale.

Le origini di queste pitture sulla nuda roccia sono poco chiare: arte figurativa? rito religioso? Entrambe le cose supponendo che, l’espressione religiosa, passa sempre attraverso forme e simboli. Forse un uso sciamanico, forse la magia stessa, intrinseca alle immagini riprodotte, propensione a colmare il vuoto carico di domande esistenziali, passaggio che unisce il nostro inquieto presente al passato più ancestrale

L’antropologo ed archeologo francese Andrè Leroi-Gourhan, nel suo libro “Il gesto e la parola. Tecnica e linguaggio[1] si sottrae, rispetto ad altri antropologi suoi contemporanei, alla teoria dell’interpretazione mistico-rituale delle pitture rupestri, ricercando nelle varie pitture e nei segni ritrovati un “codice linguistico” fatto di relazioni ed opposizioni fra le varie tracce grafiche. Ognuna di esse, secondo lo studioso francese, ricopriva un valore linguistico-simbolico, precursore dei più famosi geroglifici dai quali noi cominciamo a parlare di Storia, perché scritta con segni decodificabili.

Questi tratti di ocra, che a noi sembrano infantili, sono il preludio di ciò che chiameremo scrittura, arte ed, in definitiva, linguaggio. Animali disegnati pazientemente, con un lavoro accurato nella forma, con un accenno alla prospettiva, che rispecchia l’idea di movimento e di un certo pensiero geometrico nella disposizione degli elementi. Ogni pennellata di ocra rossa, ogni tratto di carbone nero, ogni sfumatura sapientemente applicata rivela una comprensione profonda dell’anatomia animale e una sensibilità artistica che sfida i nostri preconcetti sul mondo del paleolitico. Questi artisti preistorici hanno saputo catturare l’essenza stessa della vita, creando opere che continuano a emozionare e stupire chiunque abbia il privilegio di contemplarle. Non solo un sito archeologico ma un vero e proprio tunnel spazio-temporale, un luogo dove i preludi dell’arte umana sanno brillare di luce misteriosamente intensa, ricordandoci che il desiderio di creare bellezza è antico quanto l’umanità stessa.


[1] Mimesis Edizioni Collana: Filosofie,2018, 277 pp.

ISBN: 9788857543864

Avatar Rino Sciaraffa

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8 risposte a “Altamira, il luogo nel quale l’uomo ha lasciato un’impronta di sé.”

  1. Avatar Sandra Ghiberto
    Sandra Ghiberto

    un tuffo nel passato che ci solleva tante domande… grazie Rino!

    1. Avatar Rino
      Rino

      Grazie del tuo commento cara Sandra

  2. Avatar Luca
    Luca

    Grazie Rino, leggerti È sempre un piacere, Storia e Arte ci danno sempre la possibilità di riflettere.

    Luca

  3. Avatar Aldo Palladino
    Aldo Palladino

    Caro Rino, grazie per averci condotti nelle grotte di Altamira, modello di tutte quelle grotte che sono state laboratori di umanità nel primordiale cammino dell’evoluzione umana. Dunque, non solo luoghi di riparo e ricovero ma anche luoghi dove si sono gettate le basi per le prime forme di comunicazione attraverso elementari segni d’arte o linguistici, iniziali pilastri della civiltà.

    Ancora grazie per il tuo articolo davvero stimolante.

    Aldo

  4. Avatar Susi Cicchetto
    Susi Cicchetto

    grazie Rino x averci fatto fare in bellissimi salto nel passato . Ogni volta i tuoi articoli si rivelano sempre più interessanti . Continua a deliziarci con queste tue ricerche molto affascinanti ed istruttive

  5. Avatar Paolo
    Paolo

    Grazie per questo bellissimo articolo. Non sapevo ci fossero delle pitture rupestri anche in Italia.

    un caro saluto

  6. Avatar Marco
    Marco

    articolo molto interessante. Avevo visto un documentario in TV su Altamira. Incredibile l’arco temporale fra noi e loro e la capacità di ragionare in modo astratto attraverso le immagino

  7. Avatar Claudio Cavalieri
    Claudio Cavalieri

    Grazie e complimenti caro Rino.

    Riesci a parlare di Storia in maniera artistica facendo trapelare stupore e curiosità del nostro passato….e con molta sensibilità

© Rino Sciaraffa