Il Paradiso Inferno
Ogni cosa che si può dire su Haiti, tranne che non contenga contrasti inconciliabili.
Haiti, Nazione caraibica che occupa la parte occidentale dell’isola di Hispaniola. È uno dei paesi più poveri e instabili del mondo, segnato da una storia turbolenta di dominazione coloniale, dittature, disastri naturali e conflitti politici.
Nonostante le innumerevoli sfide, il Paese mantiene una cultura vibrante e unica, fatta di tradizioni africane, europee e native. La capitale Port-au-Prince è caotica e sovraffollata, con strade polverose e quartieri che mostrano i segni di disordini e povertà. Eppure, tra le rovine e la sporcizia, si intravedono scorci di bellezza: palazzi coloniali diroccati, mercati colorati, musica e danze riflesse nel ritmo del voodoo. Un Paradiso nell’Inferno o, meglio, un Inferno in una cornice paradisiaca, che si trasforma in un Paradiso-Inferno, in un sincretismo di opposti.
A proposito di sincretismi, quello religioso ne è un esempio tipico ed unico nella simbiosi tra tradizione Cattolica e consuetudini spirituali del continente africano. Il fenomeno è complesso, spesso controverso ed accolto, da ambo le parti, come una normale derivazione dell’esperienza religiosa. Un cordone ombelicale che lega culturalmente questa Nazione al suo passato coloniale, soprattutto al dolore di vivere come schiavi essendo nati liberi. La religione è sempre collante identitario, ma in questo caso lo si percepisce come elemento nostalgico, di appartenenza mentre, dove vivi, non hai nulla che ti appartiene, nemmeno la propria vita.
Queste popolazioni provenienti dal Benin, dal Togo, dalla Nigeria o dal Ghana avevano tradizioni consolidate, con credenze profondamente articolate che prevedevano l’esistenza di divinità e spiriti chiamati “Ioa” o “Iwa”. Il contatto con il cattolicesimo li portò ad assimilare e sovrapporre le proprie divinità con quelli dei colonizzatori, che pensando di inculturarli, li resero qualcosa di abbietto al cattolicesimo dei colonizzatori francesi ed eterodosso rispetto alla religione di origine.
Strane evoluzioni, fantasiose per certi versi, trasformano una delle divinità ancestrali africane, Papa Legba, lo spirito mediatore tra l’uomo e il dio supremo, colui che apre i cancelli del Cielo, in San Pietro, che loro vedevano raffigurato con le chiavi del Paradiso. Erzulie Freda, spirito dell’amore e della bellezza, trova una sua corrispondenza nella Vergine Maria ed Ogoun, spirito della guerra e del ferro, viene assimilato a San Giacomo, che nell’iconografia ha sempre un bastone in mano.
Candele e croci, statue di santi ed essenze odorose vengono fuse insieme, con significati di ritorno completamente diversi da quelli originali. Rituali, danze, offerte, ed elementi scenografici ripercorrono ritualità fatte di altari, incenso, canti liturgici e gesti famigliari ai colonizzatori. Da un lato questo sincretismo può rappresentare una strategia di resilienza culturale, dove una tradizione spirituale è riuscita non solo a preservarsi, ma a rigenerarsi in un contesto di oppressione, creando una nuova forma espressiva religiosa, diversa e rinnovata, vecchia e nuova allo stesso tempo.
Potremmo vederlo come un equilibrio culturale, elemento ancora oggi di fondamentale importanza nell’identità culturale haitiana. Per altri versi lo possiamo vedere come elemento di connessione tra occidente ed Africa dove tradizioni coesistono in un equilibrio dinamico.
Identità culturale e religione sono due facce della stessa medaglia, un elemento di elaborazione fuso in elementi simbolici che plasma valori e tradizioni insieme a visioni del mondo e dell’esistenza. Un tessuto connettivo che influenza i modi di pensare e di pensarsi, di interpellare la realtà del mondo e di un gruppo umano. Pratiche religiose e rituali sono gli aspetti esteriori di elaborazioni etiche e di narrazioni mitiche che contribuiscono a creare un senso di appartenenza che va oltre l’individuo e si estende alla comunità. Attraverso la condivisione di esperienze, attraverso le ritualità collettive, formano memorie, trasmissione, linguaggi di coesione sociale. Identità religiosa che non è statica, ma si evolve costantemente in dialogo con la storia del gruppo di riferimento. La storia di molti africani, schiavizzati e resi merce, ha definito un rituale che vuole contrastare quello del colonizzatore. Il Paradiso della religione rivelata è diventato Inferno per milioni di uomini e donne. Addendi che si scambiano nella pochezza della vita umana che ammanta di fede in ciò che è più disumano.


4 risposte a “Haiti: Un Paradiso-Inferno di Cultura e Resilienza”
Affascinante racconto ed hai illustrato, con vivacità, quello che è un percorso religioso particolare in quest’isola. Davvero interessante, grazie.
Grazie Marco per il tuo commento. Si una storia affascinante (per taluni inquietante) il sincretismo che è nato in questo contesto.
Un caro saluto
Grazie di questo racconto che ci porta in questa “sfortunata” isola caraibica. Hai descritto bene Haiti definendola un Paradiso-Inferno.
interessante la tua riflessione sul tema religioso. Pur non essendolo, come ti dissi in un precedente commento, l’ho trovato suggestivo
Grazie Paolo. Grazie per le tue riflessioni e per come, costantemente, leggi il blog.
In effetti, viaggiando in Haiti, nel 2009 fui davvero incuriosito nel vedere questo approccio sincretico ed ho voluto coglierne aspetti, al di là dell’aspetto religioso. Una cultura che si mantiene viva per chi ha perso tutto nella vita.
Alla prossima e grazie.