Non rimarrà pietra su pietra…

Vangelo di Matteo 24,2

Una pagina evangelica racconta il monito di Gesù rispetto allo sbalordimento, che i suoi contemporanei, ebbero verso il Secondo Tempio. Una meraviglia architettonica di carattere religioso che Erode volle per motivi politici, la superba bellezza del Tempio pro bono quella più prettamente temporale. Nulla fu lasciato al caso: blocchi di pietra immensi posati gli uni sugli altri quasi a fondersi, marmi bianchissimi a catturare la luce e lamine d’oro per rifletterla. Il tutto solidificato insieme come simboli di permanenza e di potere, sicuramente una delle meraviglie del mondo antico, del quale oggi non rimane che un lato del perimetro esterno.

Un monito profetico rende fragile ciò che l’uomo pensa come eterno, parole che cadono come un macigno più pesante dei blocchi costituenti il muro stesso. Oggi, di questa meraviglia, rimane un muro, su cui si prega e verso il quale si rivolge la faccia: il Muro occidentale, oppure HaKotel HaMa’aravi, in ebraico, Muro di al-Burāq per i musulmani o più comunemente, Muro del pianto.

L’umanità, nel corso della sua millenaria storia, in ogni angolo del Pianeta, nelle immense praterie, nei boschi e nei più desolati deserti, ha lasciato un’impronta attraverso pietre erette a monumenti, per sfidare il tempo, per cesellare con la materia il proprio genio o la propria prepotente presenza. Sentinelle silenziose che vegliano sui secoli, testimoni di civiltà passate che sussurrano storie di grandezza e declino. Dalle piramidi d’Egitto, che si ergono maestose contro il cielo del deserto, ai templi Maya nascosti nella giungla, ogni blocco di pietra racconta una storia o anche più storie.

L’Anfiteatro Flavio, o Colosseo, denominato così più probabilmente per la vicinanza alla colossale statua di Nerone, nome nel quale oggi identifichiamo ogni opera, azione, intenzione di proporzioni smisurate, un sostantivo che diventa aggettivo. Ancora in Roma il Pantheon, il tempio di tutti gli Dei, con un suo “oculo” centrale che si apre al cielo e con un pronao di colonne corinzie, una meraviglia per gli occhi all’interno di una sorpresa architettonica.

Pietre lavorate con mani e sudore che trasformano la roccia grezza, in opere d’arte, pensate da architetti visionari che sognavano l’eternità e da committenti che volevano conquistarsela. A Petra, la città rosa del deserto, intere facciate sono state scolpite nella roccia viva, creando un teatro di luce e ombra che cambia con il sole. Le colonne del Partenone ancora oggi ci ricordano l’eleganza della proporzione aurea, mentre Stonehenge continua a custodire i suoi antichi misteri sotto il cielo mutevole dell’Inghilterra. Nel cuore delle Ande, le pietre perfettamente incastrate di Machu Picchu raccontano la storia di un popolo che sfidò la gravità e le montagne. In Cambogia, i templi di Angkor emergono dalla giungla come giganti addormentati, le loro pietre ricoperte da radici centenarie che sembrano voler rivendicare questi spazi alla natura.

Questi monumenti sono più di semplici costruzioni: sono oggi ponti attraverso il tempo, collegamenti tangibili con il passato. Ogni pietra è stata scelta, trasportata, lavorata con uno scopo preciso. Anche quando le civiltà che li hanno creati sono scomparse, i loro monumenti rimangono, orgogliosi e immutabili. Un messaggio rivolto al futuro, soprattutto per tutti i templi di carattere religioso, in un passaggio fra presente ed eterno, fra immanente e trascendente. Testimoni di devozione, opere umane che cercano di tradurre il mistero, preghiere cristallizzate che hanno per vocazione il Cielo e per traiettoria finale il cuore dei devoti. Anonimi maestri d’arte hanno sfidato le leggi divine della gravità per correre verso l’alto, in una sfida continua con il destino. Ogni perimetro di questi edifici non è solo fisico: è la soglia stessa dell’uomo che si sfida ad immaginare creando il bello.

L’orgoglio umano di rubare spazio, nell’idea stessa di vastità degli edifici, ad accentuare, per contrasto, la propria piccolezza. Le proporzioni geometriche di questi fabbricati piuttosto che le disposizioni architettoniche di semplici Menhir, cercano di riprodurre la simmetria dell’Universo, il tocco di Dio e la mano dell’uomo, l’armonia del Creato e le visioni della Sua creatura per eccellenza. Ogni dettaglio è stato pensato ad aggiungere alla bellezza del mondo una pennellata, un colpo di colore dell’Essere che la abita e che ha l’ardire di volerlo dominare.

Anche gli elementi interni testimoniano il desiderio umano di trascendere i propri limiti attraverso la bellezza: portali scolpiti che raccontano storie bibliche, garguglie che scrutano dall’alto con i loro ghigni pietrificati, le caleidoscopiche luci delle vetrate o delle finestrucole che sbattono su pavimenti di pietra i raggi di luce solare.  I Templi di pietra, le Cattedrali, le Piramidi, le Ziqqurat, i Nuraghe hanno richiesto decenni e talvolta secoli per esser completati, nulla che serviva alla immediata soddisfazione, ma che ricordano il valore del lavoro, della pazienza, della ricerca e della dedizione. Sono tutti “libri di pietra”, come li definì il grande scrittore francese Victor Hugo, pensando a Notre Dame de Paris. Libri che continuano a parlare a chiunque si fermi ad ascoltare il loro muto racconto.

Avatar Rino Sciaraffa

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9 risposte a “Non rimarrà pietra su pietra…”

  1. Avatar Luca
    Luca

    Grazie Rino, leggere i tuoi articoli mi sa crescere il desiderio di visitare questi posti descritti in maniera così bella.

    Grazie

    Luca

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie a te caro Luca per il tuo commento. In effetti viaggiare apre a nuove esperienze…soprattutto se, come nella filosofia del mio blog, lo facciamo con gli occhi.

  2. Avatar rossanazanetti

    È vero ciò che hai scritto in finale…libri che continuano a parlare a coloro che desiderano ascoltare. Come non emozionarsi davanti a tanta magnificenza? Come restare sordi davanti a tracce del passato che tramandano storie perpetue e si protendono verso il futuro…Dio ha donato all’uomo talenti inimmaginabili ed ha messo in lui il pensiero dell’eternità….queste opere maestose ci ricordano questo…l’estro di Dio, manifestato attraverso mano d’uomo, resta per l’eternità.

    grazie per la condivisione❤️

  3. Avatar Aldo Palladino
    Aldo Palladino

    Grazie, caro Rino, per il tuo bellissimo articolo “Non rimarrà pietra su pietra…”. Queste parole di Gesù, riferite al Tempio di Gerusalemme, sono un monito riferibile a qualunque costruzione umana, che ci avverte che ciò che appare eterno è destinato a sbriciolarsi. L’uomo crea opere maestose per celebrare la sua grandezza, quasi per un desiderio di eternità, ma tutte si infrangono contro la sua consapevolezza di precarietà e finitezza. I templi, le piramidi, ogni monumento che possiamo contemplare, che cercano il divino, la trascendenza, la bellezza, l’intelligenza, finiscono per esprimere anche il limite umano, per dichiarare che tutto passa (Panta rei). Un abbraccio. Aldo

    1. Avatar Rino Sciaraffa

      Grazie caro Aldo. I tuoi commenti sono davvero molto belli, profondi e mi lasciano nuovi spunti di riflessione per prossimi articoli.

      1. Avatar Claudio Cavalieri
        Claudio Cavalieri

        Grazie di cuore caro Rino. La tua narrativa è veramente coinvolgente al massimo. Sembra di essere lì in quei luoghi e spesso anche in quel tempo…. Accendi la mia fantasia

      2. Avatar Rino Sciaraffa

        Grazie Claudio, sono contento ti piacciano e soprattutto grazie del tuo commento. Coinvolgere i lettori è il mio primo obiettivo. Le tue/vostre riflessioni mi aiutano tantissimo, in un progetto che voglio sentire “nostro”, sia nella forma che nei contenuti.
        Un caro saluto

  4. Avatar mdangelo3cfa02fd6f
    mdangelo3cfa02fd6f

    “Il loro muto racconto…” ossimoro suggestivo e temo, allo stesso tempo, anacronistico. Purtroppo il nostro è un presente fatto di parole virtuali che si pretendono universali. Il tuo racconto porta a dire che sarebbe bello fermarsi, silenziare le parole e imparare a sentire il “muto racconto” delle emozioni. Sensazioni che emergono quando il riflesso del divino incontra la bellezza della natura umana e la bellezza che riesce a creare. Grazie

    1. Avatar Rino
      Rino

      Grazie a te per il tuo bellissimo commento. Molto profondo, come sei te nelle tue riflessioni. Concordo pienamente con la tua riflessione e, posso dire sinceramente, che mi ha arricchito. Torneremo a raccontare il nostro presente, soprattutto evidenziando il “racconto del divino”.

      Un caro saluto Mario.

© Rino Sciaraffa