Scoprire il Quadrato di SATOR: Luoghi e Significati
Quando le parole amplificano i significati.
Nel precedente racconto parlando del “Quadrato di SATOR” accennavo al fatto che avrei elencato alcuni luoghi dove poterlo trovare. A Roma ce ne sono diversi, ma il più famoso fu scoperto per caso all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore. Se andiamo in Inghilterra possiamo trovarlo a Cirencester (antica Corinuim); in Francia nel castello di Rochemure, a Oppède, ed ancora in Puy-en-Velay nella cappella di Saint-Claire. In Italia è presente a Siena all’interno del suo imponente Duomo, a Collepardo (Frosinone), a Sermoneta (Latina), ad Aosta dentro la splendida Collegiata di Sant’Orso fra gli affreschi “Ottoniani” dell’anno mille. In Italia ancora ad Ascoli Satriano (FG), nel monastero francescano di Ficarra a Messina e presso la Pieve di San Giovanni a Campiglia Marittima (Livorno). Possiamo trovarlo ancora in Santiago di Compostela (Spagna), ad Altofen in Ungheria, a Riva San Vitale in territorio Elvetico.

La parola Sator (Seminatore) richiama non la celebre parabola evangelica ma in senso figurato il Creatore e dove per contro, in Apocalisse 14,14, il mietitore è la figura del Cristo escatologico. Due richiami che identificano in Dio, il principio (seminatore) e la fine. La nostra mentalità non è così abituata al linguaggio simbolico, mentre lo era in passato, dove l’alfabetizzazione passava attraverso le immagini ed a quello che esse richiamavano. Le culture si mescolano, trovano richiami di continuità le une con le altre, forse per ragioni apologetiche o forse per idee di continuità
Il linguaggio simbolico, per noi criptico, ricco di mistero è invece come un “fil rouge” che unisce lingue e culture. Un invito a decifrare mondi che usavano le immagini come parole e davano alle prime la forza di parola. Una parola che non deve descrivere la realtà, ma è costretta ad ampliarla, ad espanderne i significati, la pluralità come logica intrinseca delle cose. Come le vetrate di una cattedrale che filtra la luce, appannandone l’intensità ma la estende in una esplosione di colori e forme, in cui ogni frammento contribuisce ad una immagine più ricca di suggestioni.
Parla di archetipi universali, comuni a diverse culture, trasmesse con la parola orale, perché deve averne continuità fra generazioni ma viene sempre rielaborata e ricontestualizzata in un passaggio tra il tempo passato ed il presente. Una parola orale che diventa immagine per guardare oltre il significato letterale, a penetrare nel cuore delle cose, a scoprire il mistero che si cela dietro la realtà visibile.
Come una chiave che apre una porta segreta, il linguaggio simbolico ci permette di accedere a un livello di comprensione più profondo, di entrare in contatto con la nostra anima e con la saggezza ancestrale. Ci invita a esplorare il mondo interiore, a scoprire il significato della nostra esistenza, a connetterci con l’universo e con il divino.
Il linguaggio simbolico non è un codice da decifrare ma esperienza da rileggere e rivivere. È un invito alla scoperta, alla meditazione, alla ricerca del senso profondo. È un viaggio che inizia nel nostro cuore e si estende all’infinito.


13 risposte a “Scoprire il Quadrato di SATOR: Luoghi e Significati”
Profonda riflessione, grazie!
Grazie Rino, ora sono curiosa di andare a visitare almeno uno di questi posti e cercando di spogliarmi delle abitudini moderne, cercare di capire ciò che la simbologia rappresenta.
Grazie Rino, ora sono curiosa di andare a visitare almeno uno di questi posti e cercando di spogliarmi delle abitudini moderne, cercare di capire ciò che la simbologia rappresenta.
grazie Rino, per ricordarci che il nostro linguaggio non è fatto solo di parole, ma soprattutto di immagini, simboli che hanno significati profondi per ognuno di noi, perché legati a ricordi o esperienze passate e ci impegna a fermarci, capire esplorare noi stessi e ciò che ci sta intorno.
Grazie Rino per questa ulteriore condivisione che, come in un viaggio, rappresenta una tappa intermedia tra il precedente racconto ed il successivo (che attendiamo con molto interesse).
Trovo molte analogie tra il metodo comunicativo che apprendiamo dall’analisi dei contenuti dei diversi libri profetici della Bibbia e quanto hai descritto.
L’immagine di tutte le cose che seguono un ciclo naturale sottolinea una certa sacralità dei tempi e delle stagioni della vita. L’utilizzo di simboli non esclusivamente come segni, bensì potenti strumenti che veicolano significati complessi e sovrapponibili, utilizzati per “parlare” profondamente a popoli e culture DEL tempo e NEL tempo futuro. Ecco il viaggio TRA le stagioni della vita! Ed il valore di un simile metodo comunicativo si arricchisce man mano che attraversa tempi e luoghi, caricandosi di nuove sfumature. Nei testi profetici le parole espresse inducono spesso chi legge a cercare significati oltre il letterale, spingendosi ad osare per cogliere un mistero più grande che si rivela non solo con l’intuizione ma mediante la fede. Questa peculiarità espansiva ed illuminante della parola simbolica è simile a quella luce che attraversa le vetrate di una cattedrale, come hai giustamente descritto nel tuo racconto, suggerendo una complessità che non viene mai svelata totalmente. Qui ritorna il concetto del viaggio interiore che invita ad una scoperta che passa oltre, dopo aver fatto tappa nella meditazione, verso nuove destinazioni dell’interiorità.
Leggere è interpretare, ed interpretare è leggere: soprattutto nella tradizione dei profeti, i quali mediante la trasmissione orale dei significati attraverso immagini, parole e simboli, comunicano con forza un messaggio capace di rimodularsi e restare vivo ed attuale nelle generazioni, offrendo non solo un insegnamento morale, ma un invito a entrare in comunione con il divino. Diamo ancora oggi il benvenuto al messaggio simbolico, mezzo efficace per avvicinarsi al mistero e alla trascendenza, aprendo nuovi orizzonti di senso.
Grazie Rino per questa ulteriore condivisione che, come in un viaggio, rappresenta una tappa intermedia tra il precedente racconto ed il successivo (che attendiamo con molto interesse).
Trovo molte analogie tra il metodo comunicativo che apprendiamo dall’analisi dei contenuti dei diversi libri profetici della Bibbia e quanto hai descritto.
L’immagine di tutte le cose che seguono un ciclo naturale sottolinea una certa sacralità dei tempi e delle stagioni della vita. L’utilizzo di simboli non esclusivamente come segni, bensì potenti strumenti che veicolano significati complessi e sovrapponibili, utilizzati per “parlare” profondamente a popoli e culture DEL tempo e NEL tempo futuro. Ecco il viaggio TRA le stagioni della vita! Ed il valore di un simile metodo comunicativo si arricchisce man mano che attraversa tempi e luoghi, caricandosi di nuove sfumature. Nei testi profetici le parole espresse inducono spesso chi legge a cercare significati oltre il letterale, spingendosi ad osare per cogliere un mistero più grande che si rivela non solo con l’intuizione ma mediante la fede. Questa peculiarità espansiva ed illuminante della parola simbolica è simile a quella luce che attraversa le vetrate di una cattedrale, come hai giustamente descritto nel tuo racconto, suggerendo una complessità che non viene mai svelata totalmente. Qui ritorna il concetto del viaggio interiore che invita ad una scoperta che passa oltre, dopo aver fatto tappa nella meditazione, verso nuove destinazioni dell’interiorità.
Leggere è interpretare, ed interpretare è leggere: soprattutto nella tradizione dei profeti, i quali mediante la trasmissione orale dei significati attraverso immagini, parole e simboli, comunicano con forza un messaggio capace di rimodularsi e restare vivo ed attuale nelle generazioni, offrendo non solo un insegnamento morale, ma un invito a entrare in comunione con il divino. Diamo ancora oggi il benvenuto al messaggio simbolico, mezzo efficace per avvicinarsi al mistero e alla trascendenza, aprendo nuovi orizzonti di senso.
Grazie Rino. Credo che quando ci soffermiamo ad ammirare un opera non dobbiamo farlo con superficialità e di frettolosamente. Ma fermarsi dedicando un suo tempo per scoprire il significato che c’è dietro.
Grazie Rino. Credo che quando ci soffermiamo ad ammirare un opera non dobbiamo farlo con superficialità e di frettolosamente. Ma fermarsi dedicando un suo tempo per scoprire il significato che c’è dietro.
Grazie Rino. Credo che quando ci soffermiamo ad ammirare un opera non dobbiamo farlo con superficialità e di frettolosamente. Ma fermarsi dedicando un suo tempo per scoprire il significato che c’è dietro.
Grazie Rino, stupendo come sempre!
Grazie del tuo racconto. Intenso nella narrazione, preciso nelle descrizioni. Si legge il tutto con fluidità e mi interessano parecchio i tuoi articoli.
Grazie infinite. Mi sono iscritto al tuo blog cosi ricevo le email
É sempre un piacere leggerti.
E ri-leggerti.
Caro Rino, in effetti il linguaggio simbolico, per quanto possa essere criptico, ci coinvolge nella ricerca di quella sapienza antica che svela il passato, lo connette col presente e ci apre al futuro, facendo dell’essere umano un laboratorio tutto da studiare e da scoprire.
Ti ringrazio per tutte e tue intelligenti sollecitazioni.
Aldo Palladino